L’imprenditore che ha portato il Nord Europa nei campeggi del Garda

Se oggi si parla di turismo gardesano lo si deve anche ad Hans Willems. Imprenditore olandese classe 1945, è stato forse il primo a portare il Nord Europa sul Benaco. E continua a farlo, anche se è in trattativa per cedere l’ultima delle sue strutture. La sua storia si intreccia con quella del Garda che cambia: sei decenni vissuti in prima linea a Moniga.
L’arrivo
Nel 1960 tutto comincia. Hans arriva con la famiglia, un viaggio epico dall’Olanda su una Opel con rimorchio, sei figli stipati e un padre che vede nel lago un potenziale. Il Garda è ancora quieto e Hans ha quindici anni. Cresce tra roulotte e bungalow, lavora sodo. Al campeggio Fornella di San Felice, nel 1965, incontra Ursula: tedesca, bellissima e riservata, in vacanza con i genitori.
Si presenta con una bottiglia di vino e due calici. Lei guarda la rocca di Manerba, lui guarda lei. Si sposano nel 1967 e decidono di restare. Nessun figlio, ma un progetto comune: non fare impresa, fare casa. Nel 1975 nasce il campeggio Sereno. Prima con un diritto di superficie, poi acquistato. Hans ci mette visione. Dove gli altri montano tende, lui piazza bungalow. Il campeggio arriva ad accogliere oltre 1.200 ospiti. E intanto costruisce quel ponte con il Nord Europa che oggi fa chiamare «affezionati» i turisti olandesi e tedeschi.

Legami e fiducia
Ma più che ai numeri, ha sempre puntato ai rapporti, ai legami personali, alla fiducia costruita anno dopo anno, estate dopo estate. È anche per questo che molti turisti sono diventati amici, e alcuni anche qualcosa di più. Negli anni ’80 promuove una rete tra i campeggiatori di Moniga: una decina di strutture, una voce sola che contava. Da presidente della Pro loco a riferimento informale, ha tenuto insieme persone, strutture, idee.
Niente brochure patinate né strategie di brand, ma riunioni e cene in veranda. Hans non ha fatto funzionare il sistema: è tra quelli che l’hanno inventato. E in sessant’anni ha incrociato volti e storie che oggi sono memoria collettiva. Una in particolare gli è rimasta impressa. Metà anni Ottanta, una telefonata anonima annuncia una bomba al Sereno. Mille ospiti, serata musicale, staff mobilitato. Nessun panico, nessuna bomba. Solo uno scherzo, ai tempi dei telefoni fissi.
Ostinazione

Oggi il telefono di Hans è pieghevole, ultramoderno, pieno di fotografie. Le scorre: amici, clienti, tramonti. E soprattutto loro due, Hans e Ursula. Dieci anni fa lei ha avuto un ictus. I medici erano pessimisti, ma lui non si è arreso. Con ostinazione e amore, l’ha seguita passo dopo passo. E lei ha recuperato autonomia. La loro casa, tappezzata di foto, è a pochi passi dal Residence Riai, l’ultima sua creatura: cento appartamenti, cinque piscine, centro benessere e una squadra affezionata che lavora con lui da decenni.
«Conosco ogni pozzetto», dice. E conosce anche ogni persona che ha contribuito a far crescere quel luogo. Anni luce dai primi bungalow spartani. La cessione potrebbe chiudersi nelle prossime settimane, ma Hans continuerà a esserci, come sempre. Ostinazione e amore non vanno in pensione.
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