Giovanni Cordova, l’ingegnere bresciano «chef delle melodie»

Marco Zanetti
Il sound engineer, 29enne, originario di Sirmione cura nei minimi particolari le composizioni musicali di grandi artisti
Il gardesano Giovanni Cordova, sound-engineer - © www.giornaledibrescia.it
Il gardesano Giovanni Cordova, sound-engineer - © www.giornaledibrescia.it
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Giovane, ma con un curriculum già invidiabile: Giovanni Cordova si fa notare. Di recente ha scritto di lui “Sound on sound”, ovvero la rivista considerata numero uno al mondo del settore audio: «In un articolo appena pubblicato racconto alcune mie tecniche, sotto alcuni aspetti anti convenzionali, su come assicurare il massimo della qualità con le cuffie in-ears anche in viaggio o in ambienti non trattati acusticamente», dice il bresciano originario di Sirmione.

Dotato di un orecchio sopraffino, da alcuni anni il 29enne è propriamente un «sound engineer» - in italiano: ingegnere del suono -, che cura nei minimi particolari le composizioni musicali. «Mi sento come uno chef alchimista lontano dai fornelli - prova a descriversi -: tra equalizzatori, dosaggi di frequenze, livelli da gestire e distorsioni da eliminare, cucino melodie standomene piuttosto nascosto».

La sua mano insomma c’è, anche se non si vede: è il caso del mix realizzato per «The Guardian», singolo composto da Giorgio Moroder e cantato da Arianna Bergamaschi, riprodotto in serie tra novembre e dicembre come inno ufficiale dell’Oops Festival di Bressanone in collaborazione con il progetto Wash Unicef e Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. E questo non è l’unico exploit dal carattere internazionale che vanta nel bagaglio personale il portacolori della nostra provincia.

Collaborazioni da incorniciare

«Tra le esperienze più significative annovero la sessione di registrazione all’interno degli Abbey Road Studios di Londra nel febbraio scorso - ricorda -. Avvolto da strumenti analogici e respirando un’atmosfera unica in quella che fu la dimora artistica dei Beatles, ho avuto il piacere di collaborare con Patrick Clahar, già sassofonista per James Brown, Stevie Wonder, Diana Ross e Quincy Jones».

Andando poi ulteriormente a ritroso, eccolo al lavoro nel 2024 per contribuire ad alcuni brani eseguiti nel corso della Fiesta de la Resurrección con oltre 70mila partecipanti. Nel 2023, invece, ha dato il suo tocco all’album «Tra Il Bene E Il Male» del conterraneo Galup, appoggiandosi al «R&B studio» di Pozzolengo.

Il tutto a coronamento di una formazione approfondita nello studio di produzione audio Sae di Amsterdam e con un background - tra clarinetto, sax e chitarra - che sin da piccolo l’ha orientato a rimanere affascinato dal mondo delle note. Un legame implementato specialmente con la pandemia 2020: lo smartworking gli ha permesso di entrare in contatto con molteplici artisti in più parti del globo dando lo «switch» definitivo verso quella che oggi ritiene un’autentica professione. «Credo molto in quello che faccio - dice Giovanni -. Mi permette anche di girare parecchio, nonostante il Garda rimanga sempre casa mia: un paradiso ineguagliabile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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