Paralimpiadi, l’anima tecnica della Nazionale di sci è bresciana

L’anima tecnica della Nazionale italiana di sci alpino paralimpico è bresciana, grazie alla presenza nello staff di Danny Gerardini e Nicola Ottelli. Il quarantenne di San Colombano di Collio e il trentatreenne di Bovegno sono, rispettivamente, il responsabile tecnico e l’allenatore del gruppo che in questi giorni sta sfrecciando sull’Olimpia delle Tofane, e oggi saranno i tracciatori del superG. «Sarà un tracciato molto tecnico, con un paio di punti in cui gli atleti potranno fare la differenza. Il disegno è stato fatto per cercare di sfruttare le doti degli azzurri», racconta Gerardini.
Mentre Ottelli spera che la neve regga: «Farà caldissimo e gli operatori dovranno fare un lavoro eccezionale. Dal Rumerlo in poi c’è una zona piatta nella quale, quando batte il sole, il manto si sfalda». Per tale ragione la partenza è stata anticipata di trenta minuti e avverrà alle 9. «In squadra l’atmosfera è tranquilla, con le medaglie della discesa abbiamo rotto il ghiaccio, ma adesso possiamo incrementare il bottino».
Il percorso
Entrambi si sono avvicinati allo sci fin da piccoli, seguendo le orme paterne e, negli anni dell’adolescenza, hanno rappresentato il comitato delle Alpi centrali, sciando soprattutto sul Maniva e sul Pezzeda. Poi, una volta che hanno smesso, sono diventati maestri, allenatori e istruttori nazionali. «Ho allenato il Val Palot, essendo responsabile di categoria dei Children, dei Ragazzi e degli Allievi», sintetizza Gerardini.
Nel settembre 2015 le loro strade si uniscono: «Abbiamo deciso di fondare una nostra realtà dove poter fare crescere tanti ragazzi». È nato così, nel 2015, lo Ski Team Go, dove le ultime due lettere riportano ai cognomi dei tecnici. Da undici anni legati quindi dalle sorti dello sci club («Oggi abbiamo un centinaio di bambini iscritti, cui facciamo da allenatori in varie zone della provincia di Brescia») e da quattro uniti dall’avventura in Nazionale, avviatasi dopo i Giochi di Pechino e in prospettiva di Milano Cortina.
La fatica
«Siamo stati contattati da Andrea Ravelli e poi selezionati per entrare nello staff tecnico, un’occasione che abbiamo colto al volo. Ci siamo messi in gioco e abbiamo cominciato questa nuova avventura». Un lavoro duro che richiede di stare lontano da casa per tanto tempo e poche pause durante le lunghe giornate.
«Nel mondo paralimpico la situazione è molto diversa che in quello dei normodotati. Gli sciatori non hanno gli skimen forniti dalle ditte degli sci, quindi dobbiamo svolgere noi questo compito. Così le nostre giornate vanno dalle 6 fino alle 21. Arriviamo presto in pista, facciamo la ricognizione, seguiamo le gare, poi nel pomeriggio ci toccano prima le sessioni di video analisi, quindi la preparazione degli sci nelle skiroom e infine le riunioni serali per impostare il giorno successivo. È molto impegnativo, ma la soddisfazione che provi quando un tuo atleta conquista la medaglia sono impagabili», spiega Gerardini.
Poi Ottelli aggiunge: «Per fare questa vita ci devi nascere e devi avere tanta passione. La bellezza sta nel coronamento del duro lavoro nell’attimo in cui gli atleti salgono sul podio». Dopo due Mondiali, in Spagna e in Slovenia. Questa è la prima Paralimpiade, il cui giudizio dipenderà dal numero di medaglie. Oggi superG, poi combinata, gigante e slalom: il percorso è ancora lungo.
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