Da Gaza a Roncadelle, la favola a lieto fine vissuta da Tawfiq

Alice Resconi
L’uomo si è ricongiunto con la famiglia grazie a Comune, istituzioni e terzo settore: era rimasto bloccato nella Striscia
La famiglia palestinese accolta dalle istituzioni a Roncadelle
La famiglia palestinese accolta dalle istituzioni a Roncadelle
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È una storia di accoglienza che prende forma nel tempo e che segna un passaggio fondamentale. A Roncadelle si è riunita una famiglia proveniente dalla Striscia di Gaza, grazie a un progetto costruito passo dopo passo dall’Amministrazione comunale insieme al terzo settore e alle istituzioni coinvolte nei percorsi di protezione internazionale.

Ieri sera l’Amministrazione ha accolto il signor Tawfiq, che, dopo mesi di separazione forzata, è riuscito a riabbracciare la sua famiglia. Il primo arrivo risale al febbraio 2025, quando parte del nucleo famigliare, formato dalla moglie e dai tre figli più piccoli, ha raggiunto l’Italia all’interno del progetto Sai Cellatica, gestito dalla cooperativa Adl di Zavidovici in collaborazione con i Comuni di Cellatica e Roncadelle. In quel momento però, Tawfiq era rimasto bloccato a Gaza, nell’impossibilità di accedere ai canali ordinari di uscita e ricongiungimento.

Marito e moglie ricongiunti a Roncadelle
Marito e moglie ricongiunti a Roncadelle

Ricongiungimento

Nei mesi successivi è dunque iniziato un lavoro complesso per rendere possibile il ricongiungimento: un percorso fatto di burocrazia, interlocuzioni con il Consolato italiano a Gerusalemme e verifiche documentali, rallentate da una situazione sul campo che rendeva spesso impossibili spostamenti, comunicazioni e produzione di atti ufficiali.

La svolta è arrivata a inizio anno, quando, di fronte al protrarsi dell’emergenza umanitaria, è stata attivata un’evacuazione straordinaria che ha consentito all’uomo di lasciare Gaza e raggiungere l’Italia in appena 72 ore. Un intervento eccezionale, sostenuto anche economicamente dal Comune di Roncadelle, che, sostituendosi al sistema nazionale, ha permesso di superare l’assenza di corridoi umanitari stabili e di rispondere a una situazione che non poteva più attendere i tempi ordinari.

«È una storia a lieto fine, che dimostra come l’accoglienza, quando è ben costruita, possa funzionare – sottolinea l’assessore Agostino Zanotti –. Ma è anche il segno di una fragilità strutturale: mentre molte famiglie continuano a vivere separate, la richiesta di molti visti resta inevasa e di fatto le persone a Gaza vivono in una prigione a cielo aperto dalla quale è impossibile uscire, sulla quale continuano a cadere bombe e gli attacchi alla popolazione civile sono quotidiani. Noi continueremo ad impegnarci in questo senso, perché la speranza di un futuro migliore non venga mai meno».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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