Le oltre duemila fontane di Brescia, da sempre luoghi d’incontro
Il restauro, presentato ieri, di quattro fontane del centro storico – monumentali ma sobrie, secondo i canoni del Dna bresciano – serve anche a ricordare il ruolo centrale che l’acqua ha sempre avuto nella vita della città. Luoghi di incontro e aggregazione, le innumerevoli fontane bresciane fino all’800 sorsero spesso al centro dei crocevia o agli angoli delle strade, utili non solo per gli usi domestici o per abbeverare gli animali, ma anche come punti di riferimento per conversazioni e raduni, oltre che per altri importanti usi civici come lo spegnimento degli incendi.
Le «cento fontane»
Nel Quattrocento, Ubertino Posculo loda le «cento fontane» di Brescia, collocate «non solo nella piazza ma in ogni luogo della città e nelle case», e scrive che «tutti i borghi e i territori sono ricchi di fonti dalle acque dolcissime che non solo soddisfano ogni necessità della gente ma offrono anche i piaceri del superfluo». Erano tempi in cui l’acqua sgorgava ancora «freschissima, copiosissima e perenne». Nel ’600, Leonardo Cozzando afferma con orgoglio che vi sono ben poche altre città «che habbiano quell’abbondanza d’acqua che gode di tante lucidissime e limpide fontane questa città». Ancora a metà dell’Ottocento il francese Paul De Musset, in visita a Brescia, annota che «le larghe vie e le numerose fontane le donano un’aria da grande città».
Gli acquerelli di Borrani
Chi a fine secolo le ha censite (ne dà conto Franco Robecchi nel libro «Aqua Brixiana», Brescia 1996), è arrivato al numero di 2.286, di cui circa 80 pubbliche. Nel ’900, cantore delle fontane bresciane è l’illustratore e pittore Fausto Borrani, che amava ricercare «gli angoli più segreti e sconosciuti» della città. Borrani dedicò ad esse molti acquerelli, alcuni riprodotti nel libro «Trenta fontane di Brescia» (Grafo, 1991). Vi compare anche quella che venne trasferita in piazza Tebaldo Brusato dalla piazzetta delle Pescherie, cancellata dai lavori per la costruzione di piazza della Vittoria. La si può vedere nella sua collocazione originaria in un noto dipinto di Angelo Inganni di fine ’800, un vivace scorcio di città in cui tra signore a passeggio, venditori, carri e carrozze una donna attinge acqua a un’altra fontana, quella del Gambero, oggi scomparsa.
La fontana in piazza Santa Maria Calchera appartiene già a un’altra epoca. Alle necessità materiali era subentrato l’intento celebrativo e lo scultore Luigi Contratti, autore del monumento a Nicolò Tartaglia inaugurato il 10 novembre 1918, voleva uno specchio d’acqua in cui il profilo del grande matematico potesse riflettersi.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.










