Pare di ritrovarsi nel pieno del 1979, quando la Nato decise il dispiegamento di più armi nucleari a medio raggio nell’Europa occidentale in caso di crisi internazionale. In quel freddo dicembre doveva essere tutta ricoperta di neve, questa cima dal nome zoologico. E si può persino immaginare la concitazione tra i tecnici militari quattro anni dopo, il 26 settembre, quando il sistema di allerta nucleare dell’Urss segnalò il lancio di missili balistici statunitensi che fece sfiorare la guerra nucleare. Perché qui, a quasi 2.200 metri d’altezza, sulle Prealpi bresciane il mondo si guardava da una posizione privilegiata e le notizie arrivavano prima che altrove.

La storia
Nome in codice «India Delta Golf Zulu». Così iniziavano i contatti dalla base in località Dosso dei Galli, una delle 49 stazioni Troposcatter della Nato che divenne di primaria importanza dopo l’uscita della Francia dall’Alleanza Atlantica. Una bolla inaccessibile, così la descrivono gli abitanti di Collio e Bagolino quando tra il 1969 e il 1995 era pienamente funzionale. «Si sapeva, si vociferava. Ma anche solo avvicinarsi era impossibile». La stazione, per 26 anni abitata ininterrottamente da una ventina di militari, era parte del sistema di comunicazioni radio «Ace High» che usava una tecnologia all’epoca ritenuta molto affidabile: usando la trasmissione troposcatter e microonde, i dati venivano inviati e ricevuti dalla Norvegia alla Turchia attraverso un sistema di ponti radio. Dietro questi freddi pannelli e queste antenne (fino a poco fa immacolate) passavano comunicazioni segrete, allarmi, informazioni top secret negli anni della massima tensione geopolitica tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica.



