Storie

Anche Brescia ha la sua Csaba: come lavora un’esperta di galateo

Le buone maniere seguono un codice preciso e insegnarlo è una professione: abbiamo intervistato Anna Grazia Giacomelli, maestra di bon ton e portamento
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Anna Grazia Giacomelli alla sua tavola in studio © www.giornaledibrescia.it
Anna Grazia Giacomelli alla sua tavola in studio © www.giornaledibrescia.it

In «Titanic» Rose insegna a Jack, imbarazzato dal numero delle forchette a tavola, di partire sempre dalla più esterna; Julia Roberts, in «Pretty woman», fa volare un’escargot alla sua prima esperienza con una pinza per lumache; Csaba della Zorza, in «Cortesie per gli ospiti», bacchetta quasi sempre i concorrenti per aver messo a tavola forchette e  cucchiai sbagliati per il dolce.

Le buone maniere paiono ai più un muro insormontabile, ma c’è chi, invece, padroneggia tutte le regole e le consuetudini: «Sapere cosa fare e comportarci rende tutto più semplice e rilassante» dice Anna Grazia Giacomelli che da più di vent’anni insegna portamento, buone maniere, business etiquette, comunicazione business e come valorizzare la propria immagine.

La «AnnaGrazia Academy & talent» è un luogo raccolto, nel cuore di Castenedolo (fino al Covid era in via Orzinuovi, in città) e ospitava corsi di gruppo. Dopo la pandemia Giacomelli ha scelto di puntare su lezioni individuali o per piccolissimi gruppi, come nel caso dei bambini.

Julia Roberts in "Pretty woman" perplessa davanti alla forchetta da utilizzare © www.giornaledibrescia.it
Julia Roberts in "Pretty woman" perplessa davanti alla forchetta da utilizzare © www.giornaledibrescia.it

Come è diventata un’esperta di bon ton?

Nel 2007 ho aperto la prima scuola bresciana di buone maniere, forte della mia esperienza nel mondo della formazione professionale nazionale ed internazionale nel campo della comunicazione e dell’immagine, sia come docente sia come promotrice di progetti innovativi. Negli anni ho studiato molto: dormo poco e in quelle ore non riesco a non far nulla. Tutte le mie ricerche e gli approfondimenti nascono da lì.

Come ha pensato di poter insegnare ciò che aveva imparato?

Già 30 anni fa notai la postura dei giovani e come molti si facciano guidare nelle scelte dalla comodità e dai propri gusti, risultando poi inadeguati per il contesto. E così troviamo un adulto in scarpe da ginnastica, magari arancioni, a una cresima, oppure con jeans strappati a un appuntamento formale di lavoro. Non importa che siano di un grande stilista se sono inadeguati.

Come si fa allora?

Bisogna prima di tutto capire se l’occasione è formale, come un appuntamento di lavoro o una cerimonia, o personale.

Perché è così importante essere adeguati?

Perché è vero che la prima impressione conta. L’immagine comunica qualcosa, come la stretta di mano o il portamento. Quando una persona è sicura non ha paura degli altri e ogni ambiente ha il suo codice.

Siamo in estate ed è tempo di cene. Facciamo l'esempio di un invito da conoscenti e non da amici fraterni: come bisogna vestirsi?

Bisogna presentarsi abbigliati in maniera sobria ma graziosa, quindi con un abitino per le donne, oppure con camicia e pantaloni per gli uomini.

Il tovagliolo va sempre a sinistra © www.giornaledibrescia.it
Il tovagliolo va sempre a sinistra © www.giornaledibrescia.it

Cosa portare?

Per ringraziare dell’ospitalità si porta un piccolo dono, cioccolatini o dolcetti di qualità.

Fiori recisi meglio di no?

Meglio una pianta o una composizione pronta perché la padrona di casa potrebbe non avere un vaso pronto. Nel caso meglio inviarli il giorno seguente.

E il vino?

Se conosciamo i gusti e siamo sicuri che sia gradito sì, ma bisogna specificare che è un dono per i padroni di casa e la famiglia, in modo tale che non si sentano obbligati ad aprirlo durante la cena. Anche perché c’è il rischio che non si abbini ai piatti che saranno portati in tavola.

Si può portare il dolce?

Se siamo molto in confidenza possiamo chiedere se possiamo portare qualcosa, saranno allora i padroni di casa a dire cosa gradiscono. Senza avvisare no, metteremmo in imbarazzo chi invita che avrà sicuramente pronto un dolce; rischieremmo addirittura di offenderlo, sottintendendo che si crede che non sarà buono quanto preparato.

Tavola formale © www.giornaledibrescia.it
Tavola formale © www.giornaledibrescia.it

Apriamo il poderoso capitolo della tavola e di come apparecchiarla. Qui nel suo studio c’è un tavolo da pranzo con tutto quanto si può trovare.

Dalle posate che trova a tavola può capire cosa ci sarà nel menù. Ecco la forchetta da astice, la posateria da pesce, da carne, i bicchieri, il piattino del pane (il burro non si serve mai la sera) e il tovagliolo che va sempre a sinistra.

Molto affascinante. E chi sono i suoi clienti?

Dai bambini di 6-10 anni, che fanno molto meno fatica dei grandi e imparano in fretta, alla signora in pensione. Ho aiutato professionisti a parlare in pubblico e giovani laureate a valorizzarsi, insegnando loro a camminare e a presentarsi nel migliore dei modi.

Gli errori più comuni?

Parlare senza muovere la bocca e, per le donne, camminare restando con i fianchi rigidi: rovina la postura, ma anche la salute.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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