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Don Luigi Guerini e l’abbraccio con papa Francesco: «Indimenticabile»

Il parroco di Zone ricorda con emozione l’incontro con il Pontefice dopo i cinque mesi trascorsi in ospedale a causa del Covid: «Mi guardava negli occhi»
L'abbraccio in piena pandemia che don Gigi non dimenticherà mai - © www.giornaledibrescia.it
L'abbraccio in piena pandemia che don Gigi non dimenticherà mai - © www.giornaledibrescia.it
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«Papa Francesco comunicava la gioia. Sapeva farlo anche nei momenti di fatica, complice una mistica interiore che lui viveva profondamente». A dirlo è don Luigi Guerini, parroco di Zone, con la mente e il cuore concentrati a ricordare e a tenere stretta ogni immagine e ogni emozione di quel 30 settembre 2021 in cui «ho avuto la fortuna di incontrare, abbracciare e baciare il nostro Pontefice». Erano gli anni caldi del Covid. E il sacerdote – reduce da cinque mesi trascorsi in ospedale a lottare per la vita – ne portava, evidenti, i segni.

L’incontro

«Tempo prima, durante una visita – racconta don Luigi, allora parroco di Passirano, Monterotondo e Camignone –, un medico che mi stava seguendo a Monza mi disse “Voglio vedere il Papa”. “Organizziamo”, risposi io». Detto, fatto: «In una decina, medici e infermieri compresi, riuscimmo a trovare posto per assistere a un’udienza in Aula Paolo VI. Con noi c’era anche mia sorella Angela. Fu uno dei giorni più belli della mia vita». Il sacerdote, per tutti don Gigi, riuscì a parlare con Papa Francesco per 3-4 minuti indimenticabili: «Gli consegnai il libro che avevo scritto per raccontare la mia drammatica esperienza con il Covid. Lui sorrideva e mi guardava negli occhi. A colpirmi fu il fatto che mi riservasse attenzione e mi trasmettesse gioia, la gioia dell’incontro. “Guarda avanti”, mi disse, “Abbi fiducia nel futuro e continua la tua missione con serenità”».

L’emozione

Per il sacerdote furono momenti intensi. La sorella, al suo fianco, era pietrificata: «Bergoglio le disse “Lei non ha niente da dirmi?”. Allora, con le gambe tremanti, anche Angela chiese la sua benedizione». A Papa Francesco, in realtà, quel libro-diario edito da «La Voce del Popolo» don Gigi lo spedì già qualche tempo prima, così come fece con Benedetto XVI, che ne rimase colpito: «Mi è stato detto che Ratzinger pregava per me e chiedeva mie notizie». Intitolato «Alzati e cammina», il volumetto è un libro-testimonianza, con la prefazione del vescovo Pierantonio Tremolada e un contributo dell’allora sindaco Emilio Del Bono, che ha preso spunto da una frase pronunciata dal suo fisioterapista.

Al presidente della Repubblica

Don Gigi lo fece recapitare anche al presidente Sergio Mattarella che compose il suo numero di telefono per complimentarsi con lui: «Era il 19 marzo 2021, giorno di San Giuseppe, e un contatto “privato” fece squillare il mio cellulare – racconta il sacerdote –. Pensavo si trattasse di un anziano della mia comunità interessato a conoscere le mie condizioni di salute. Invece era il presidente Mattarella. Non volevo crederci: subito pensai che se l’avessi raccontato mi avrebbero preso per pazzo. Così feci assistere mio cognato alla telefonata. Mi colpì il fatto che il Capo dello Stato dimostrò di aver letto davvero il mio diario. E si complimentò con me per aver trattato con serenità un tema così delicato. Io espressi riconoscenza nei confronti del personale sanitario. Non lo dimenticherò mai, così come porterò sempre nel cuore la gioia che mi ha trasmesso Papa Francesco».

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