Dalla Valsabbia a New York, la modellista glam delle grandi firme

Ci sono mestieri che rischiano l’estinzione, ma c’è chi continua a farli in sordina. Perché di fatto sono professioni «dietro le quinte». La modellista, per esempio, che non è semplicemente una sarta. Anna Manenti, ventisettenne di Agnosine, fa proprio questo: cuce, taglia, modella, calcola. «Faccio la geometra dei vestiti», sorride.
Seppur sconosciuto e silenzioso, questo lavoro può essere glamour. Molto glamour. Ne è un esempio la bresciana, che recentemente è volata a Manhattan: l’azienda di modellistica per cui lavora, la Pierre Studio di San Paolo, le ha permesso di partecipare al fitting di una grande celebrità (talmente grande che preferisce non essere nominata). «Fino a due anni fa facevo la sarta per l’alta moda e brand del lusso», racconta. «Non ci sono più ragazzi giovani in questo settore così artigianale. Tutto è partito grazie ai miei genitori: hanno visto in me senso pratico e a 12 anni mi hanno mandato da una signora di Agnosine che lavorava come terzista per Dolce&Gabbana, per imparare a cucire. Dopo le medie, mia madre mi suggerì l’istituto Fortuny, dove mi sono diplomata con 100».

Preso il diploma, Manenti è tornata a lavorare dalla sarta che già l’aveva accolta. «In quel periodo ho capito che la sartoria era importante, ma ancora di più i modelli: se li sbagli butti via il tessuto. Ho fatto un corso intensivo per modellista, poi uno sugli abiti da sposa e uno sulla giacca sartoriale. Nel mentre mi hanno proposto la Bottega dell’Arte di Valentino a Roma». Si tratta di un programma esclusivo di sei mesi per formare profili per l’atelier haute couture, dove fanno ancora tutto a mano: accettano pochissime persone alla volta per poi assumerle. «Mi sono trasferita a Roma – dice Manenti – e sono diventata una di quelle sarte col camice bianco che pubblicano su Instagram».

Ottenuto l’attestato, ha trovato lavoro da Bottega Veneta e per tre anni ha lavorato a Milano come prototipista. «Poi però è arrivato il momento di fare davvero la modellista. Mi sono licenziata e sono infine arrivata da Pierre Studio. Hanno creduto in me: sono modellista, ma mi sfruttano anche come sarta, visto che ho entrambi i talenti. Ho la possibilità di fare tutto ciò che mi piace». Proprio grazie a Pierre Studio è finita a New York, dove ha fissato gli ultimi punti di alcuni abiti che sono finiti sulle riviste e sui siti di tutto il mondo.

Ora è tornata a Brescia, alle sue mansioni quotidiane. «Professionalmente non chiudo porte e non le spalanco. Per ora resto qui: le mie titolari credono nelle mie capacità e hanno voglia di insegnarmi. Credono nei giovani e oggi è raro. Se dovessi sognare in grande? Mi vedrei ad aprire qualcosa di mio, ma in un futuro molto in là».
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