Cristiana Dondi, la bresciana che studia il cuore con un moscerino

Dalla tranquillità della provincia di Brescia alla frenesia dei laboratori di San Diego, la storia di Cristiana Dondi, giovane ricercatrice originaria di San Paolo, è un viaggio che mescola passione, scienza e una visione che punta dritta al futuro. La sua missione? Studiare le malattie del cuore umano utilizzando un alleato tanto piccolo quanto inaspettato: il moscerino della frutta.
Il percorso
Partita dalla Bassa, oggi, Cristiana vive e lavora in California, dove sta portando avanti studi innovativi utilizzando la Drosophila melanogaster come modello per la comprensione delle malattie cardiache umane. «Ho fatto la triennale in Biotecnologie all’Università di Milano-Bicocca, poi mi sono trasferita a Parigi per una doppia laurea in Biologia molecolare e Genetica. Ho discusso la tesi sia a Paris Diderot che a Milano – racconta –. Dopo la specialistica il dottorato a Clermont-Ferrand, dal 2014 al 2018, sullo sviluppo cardiaco e sulle malattie cardiovascolari».

Il suo studio sul cuore umano ha avuto una svolta con l’utilizzo della Drosophila, organismo con il 75% dei geni coinvolti nelle malattie cardiache in comune con l’uomo. «È un sistema facile e veloce da usare – continua –, ed è utile per studiare lo sviluppo cardiaco precoce. Nel mio dottorato ho studiato gli embrioni di moscerini per capire come si formano le prime strutture del cuore. Ora lavoro su insetti adulti per osservare come il cuore si rimodella con il passare del tempo. Registriamo i parametri cardiaci e li mettiamo in correlazione con quelli dell’uomo».
Negli States
Il trasferimento negli Stati Uniti è stato un passaggio decisivo per la sua carriera: «In Italia mi sentivo stretta, le opportunità erano scarse e spesso venivano offerte solo posizioni non retribuite o stage. In Francia, ho trovato più possibilità di crescita. Anche negli Stati Uniti i fondi non sono sempre abbondanti, ma la mentalità è diversa: c’è una spinta maggiore verso l’innovazione».
La svolta
La sua carriera ha subito un’accelerazione nel 2019 quando si è trasferita negli Stati Uniti per partecipare ad un programma di formazione che l’ha portata a diventare una figura indipendente con un proprio progetto di ricerca. E così a settembre è stata relatrice alla conferenza internazionale di Anatomia, rigenerazione e sviluppo cardiaco di Praga. «Essere invitata a presentare il mio lavoro davanti a scienziati di livello mondiale è stata un’esperienza incredibile. È stato un momento di confronto e di crescita personale e professionale».
Con la Nasa

A febbraio collaborerà con la Nasa: «Non è la prima volta che mandiamo moscerini nello spazio. Nel 2020 abbiamo inviato esemplari per studiare l’effetto della microgravità sul cuore. Questa volta, gli astronauti apriranno le camere contenenti mosche che deporranno le uova. Studieremo i cuori dei discendenti, che non avranno mai conosciuto la gravità terrestre. Le prime osservazioni effettuate nel 2020 hanno mostrato la presenza di cicatrici sul cuore dei moscerini tornati dallo spazio, indicando che la microgravità potrebbe compromettere la funzione cardiaca. Il nostro obiettivo è capire come la variazione di gravità influisce sul cuore per proteggere gli astronauti».
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