Tondino e tuberosa, i profumi «metodo bresciano» di Cristian Cavagna

Brescia ha un profumo a lei dedicato. Annusandolo si percepiscono l’iris che ricorda la polvere delle cave di Botticino, l’incenso che permea le pareti del Duomo Vecchio, le note acquatiche dei laghi e il luppolo della birreria Wührer. Ma ciò che rende davvero bresciano «Vittoria Alata» – questo il nome – sono le sfumature metalliche, omaggio al tondino e alle acciaierie.
A creare l’essenza è stato Cristian Cavagna, naso e profumiere originario di Lumezzane che, dopo aver detto addio all’azienda di famiglia, ha deciso di dedicare la sua vita agli odori inebrianti, facendo della tuberosa il suo marchio distintivo e diventando negli ultimi anni una personalità nota nel panorama olfattivo.
La storia di Cavagna

Il tondino e l’odore di officina Cavagna li ha nel dna e nelle narici. «Ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia, che produce macchine utensili, ma sono sempre stato attratto dal profumo. Non pensavo avrei mai lavorato come profumiere, ma ora sono qui e mi ritengo molto, molto fortunato. Mi chiedono come si faccia: ci vuole una buona dose di fortuna, oltre a impegno e concentrazione». La concentrazione serve per studiare, ma non solo gli aromi. «I profumi sono figli del loro tempo e delle molecole che vengono scoperte, quindi non basta studiare le materie prime: secondo me è indispensabile interessarsi all’attualità, all’arte, alla moda… La cultura generale è essenziale per creare».
Oltre allo studio, Cavagna dice di averci messo tanto ascolto. «Ho osservato gli altri e teso l’orecchio, e ho anche rubato l’esperienza nel senso più puro ed elegante del termine. Lo consiglio anche ai miei corsi: prendere il meglio dai professionisti è giusto, quando lo fai con correttezza e ispirazione».

Lui l’ascolto l’ha messo in pratica ancora prima di fare dei profumi una professione. Diciannove anni fa ha infatti aperto un gruppo online accogliendo tutti gli appassionati di profumi. Il gruppo c’è ancora: si chiama Adjiumi (come uno dei suoi marchi di profumi), che è un suono che non vuol dire nulla, «come i profumi che sono un insieme di note», spiega Cavagna. «Il gruppo è una sorta di tavola rotonda virtuale a cui partecipano nasi, appassionati, profumieri, distributori, chimici… Al suo interno si è creato un confronto onesto e oggi sono quello che sono anche grazie a loro». Molti partecipanti erano già professionisti del settore e quando Cavagna si è messo in proprio hanno subito collaborato con lui.
Dalla consulenza alla produzione
Una volta lasciata l’azienda di famiglia – era il 2018 – Cavagna non si è dedicato subito alla produzione. Il primo passo è stata la consulenza. «Davo consigli dalla fragranza allo scaffale. L’esperienza in azienda mi è servita moltissimo in questo: essere lumezzanese e bresciano ti inculca certe competenze che altrove non sono così scontate. Vivere nelle nostre zone ti fa conoscere tutta la filiera: sai che se devi produrre qualcosa devi passare dal confronto con i fornitori, dal controllo qualità, dalla scelta del packaging, dall’etichetta…».
Ciò che secondo lui apprezzano maggiormente all’estero è la puntualità. «Il metodo bresciano», come lo chiama lui, «ti insegna ad arrivare prima degli altri. La puntualità e l’esclusività sono una forma mentis lumezzanese».
Dopo la consulenza è arrivato il ruolo di evaluator. «Con la mia conoscenza della profumeria tradizionale e commerciale, mi chiedevano di valutare le nuove essenze. Non giudicare, bada bene: valutare. La profumeria insegna questo».
La tuberosa
Quando ha iniziato a produrre concretamente profumi (la prima essenza della linea Adjiumi dedicata al suo gruppo è del 2020, mentre il profumo-firma «Musa Paradisiaca» del 2021) a emergere quasi immediatamente è stato un odore: quello della tuberosa, fiore bianco che è quasi sempre presente nei suoi prodotti.

Protagonista vero è però sempre l’ascolto, che è ciò che permette di catturare sentimenti e sensazioni e di tradurli in profumo. Per creare quello dedicato a Brescia ha ascoltato la città; per comporre le note di «Murice imperiale» ha chiesto a diverse persone che vivono sull’oceano di raccontargli le sensazioni che il mare dà in tutte le stagioni; «Boa Madre» contiene odore animale e per creare l’accordo tra rettili e struzzi si è fatto aiutare da veterinari e allevatori; e quando ha prodotto una candela per una nota azienda di torroncini si è recato nella cittadina dello stabilimento raccogliendo le testimonianze di chi annusa l’aria profumata che esce da lì. «Questo per sottolineare l’importanza dello studio e dell’ascolto», chiarisce. «Ascoltare è sempre fondamentale».

Come si sceglie un profumo
Anche riguardo all’eterno dibattito su quale profumo indossare – meglio sempre lo stesso per risultare riconoscibili o cambiare spesso? – Cavagna consiglia di ascoltarsi. «Spesso c’è sempre una predominanza tra i profumi che si prediligono: è quella la cifra del proprio stile».
C’è quindi chi preferisce i fioriti, che a loro volta si dividono in freschi (con un fiore esclusivo) e in bouquet (con un gruppo di fiori); gli agrumati, che hanno una fragranza più volatile ma energizzante; ci sono i profumi speziati, caldi o freschi («per identificarli basta immaginare il gusto al palato»); i fruttati, che sono esotici e zuccherini, polposi; e infine i dolci, i gourmand, «un trend che va avanti dagli anni Novanta e che piace a tutti», dice Cavagna.
Oltre a queste macro-famiglie ci si può innamorare delle sfaccettature: i profumi possono essere legnosi, talcati, alcolici, e così via. «Le famiglie – spiega – sono date dalle note predominanti (quelle che rimangono il giorno dopo), mentre le sfaccettature sono più sottili».
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Profumi: i trend delle prossime stagioni
Se l’eleganza è data molto dall’abitudinarietà, è innegabile che anche nel mondo dei profumi ci siano dei trend. Prima di tutto perché ogni anno ci sono sempre nuove estrazioni biologiche o chimiche grazie alla tecnologia, con conseguenti nuovi odori. Spesso a scoprirli sono altre industrie, che li danno poi in concessione a chi crea profumi. Accadde con il calone, una nota sintetica che dà l’odore marino, scoperta da Pfizer.
Al netto dei nuovi odori, comunque, si possono tenere d’occhio alcune tendenze. «I profumi gourmand, per esempio, non sembrano accennare a diminuire la loro notorietà. E poi le note verdi che riportano alla natura, come il gàlbano. Ma ci sono anche nuove estrazioni particolarmente interessanti, come quella dalla lana. Va detto che gli ingredienti di naturali di origine animale sono sempre estratti senza violenza, seguendo la legge europea (lo zibetto per esempio è sempre sintetico). L’essenza della lana è davvero particolare: ha una sfaccettatura animale molto utile nei profumi fioriti perché avvolge e rende il fiore più vivido e naturale».
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