Consoli, un pubblico così corretto da essere il migliore della A2

Se vuoi portare i tuoi figli a vedere una partita uno dei posti più sicuri è il palasport del volley. Non dovrai spiegare loro perché si sentano tante parolacce né perché ce l’abbiano tutti con gli arbitri e soprattutto il motivo di tanto odio tra le tifoserie. La squadra di Brescia, da quando gioca in A2 da oltre un decennio, non ha mai dovuto pagare una multa per le intemperanze dei suoi sostenitori né ha sentito la necessità di ricorrere a Polizia o Carabinieri per garantire la sicurezza. Non ce n’è stato bisogno.
Il clima

Quando gioca la Consoli al San Filippo i supporters ospiti possono sedersi ovunque e incitare la loro squadra senza il rischio di essere volgarmente zittiti. Una torcida di casa c’è, calorosa e appassionata, e non ha abbandonato i giocatori neppure ai tempi del Covid quando gli accessi erano limitati. Nella semifinale play off vinta nel 2021 contro Siena dopo aver sofferto fuori dal Palazzetto i tifosi sbucarono a fine partita da tutte le parti, coperti dalle mascherine, per festeggiare il successo. Ma da loro mai messaggi violenti e se proprio notano uno scarso impegno in campo invitano i giocatori a «tirare fuori gli artigli» – nulla di più – in linea del resto con la squadra di una città che è pur sempre la Leonessa d’Italia.
L’episodio
Una volta si chiamavano Ultras Tucani, poi il primo termine è sembrato troppo aggressivo ed è stato cambiato in Curva. C’è un episodio significativo che si riferisce ali quarti dei play off persi in casa nel 2023 (ancora contro Siena...), dopo una sfida elettrizzante ed equilibrata. A fine match lo speaker di casa invitò il San Filippo a complimentarsi con la squadra avversaria e dalle gradinate partì un lungo e convinto applauso. Cose normali nella pallavolo allevata da sempre alla cultura della sportività e del rispetto, a Brescia più che in ogni altro posto.
Il premio
Perché una giuria composta anche da arbitri ha assegnato ai sostenitori dei Tucani il premio di pubblico più corretto della A2 per la stagione 2024-’25. Il trofeo si chiama Kilgour, un nome che scatena brividi di emozione. Kirk fu il primo giocatore americano a venire in Italia, divenne anche assistente del ct azzurro e nel 1976, a soli 28 anni, per un infortunio in palestra rimase paralizzato a tutti e quattro gli arti e rimase in sedia a rotelle fino alla morte, avvenuta nel 2002.
Kilgour visse con dignità il suo calvario lasciandoci in eredità una poesia meravigliosa che recitò davanti a papa Giovanni Paolo II. Ringraziava Dio per quanto gli era successo perché la disgrazia l’aveva reso più umile e concludeva così: «Sii lodato o mio Signore, fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io». Che il nome della Consoli sia accostato a uno uomo così straordinario è un ulteriore motivo di orgoglio per il team cittadino.
Gli obiettivi
È cresciuta a tutti i livelli la società presieduta dal 2007 da Giuseppe Zambonardi, scomparso nel 2019 all’età di 80 anni e la cui opera è proseguita e prosegue col figlio Roberto, attuale patron e allenatore del team, arrivato per due volte vicinissimo alla promozione e ora imbattuto in A2. Negli anni si è proceduto per piccoli passi puntando sul settore giovanile e soprattutto sulla creazione di una cultura sportiva che rendesse pronto l’ambiente a un ulteriore salto in avanti.

«La correttezza dei supporters – spiega Claudio Chiari, direttore marketing e comunicazione del club – è per noi il miglior biglietto di presentazione quando ci presentiamo da un possibile sponsor perché non c’è cosa migliore che abbinare il proprio marchio a una immagine pulita dello sport. Il 40 per cento del pubblico del San Filippo è composto da donne e il 25-30% da minori; qui le famiglie trovano motivo di divertimento assistendo a partite di alto livello vissute in un ambiente competitivo ma al tempo stesso all’insegna della serenità. Le sconfitte si accettano anzi da loro si trae insegnamento per trasformarle presto in successi». Perché alla Consoli Sferc la vittoria non è l’unica cosa che conta, più importante rimane sempre la strada percorsa per raggiungerla.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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