«La perdita di un figlio ti stravolge la vita». Quando Margherita Rebuffoni pronuncia questa frase l’intervista è quasi finita. Lo fa con lentezza, pacata. Riassume così il vuoto con cui, da madre, prova ogni giorno a convivere: «Ti cambia la visuale su gran parte delle cose. Tante smettono di avere importanza. Altre diventano irrinunciabili». Quelle alle quali ha promesso che non avrebbe mai rinunciato sono innanzitutto i sogni di lei. Della figlia che ha perso, le sue ossessioni, e le sue battaglie.
Sua figlia era Nadia Toffa, l’inviata bresciana de Le Iene diventata nota in tutta Italia per le sue inchieste su inquinamento ambientale, camorra, mala sanità, gioco d’azzardo, ma anche per aver sdoganato il racconto della malattia sui social, con un sorriso e una grinta che l’hanno fatta amare da molti. Sono passati cinque anni dalla morte della «guerriera», come lei stessa si definiva, portata via il 13 agosto 2019, a 40 anni, da un tumore molto aggressivo al cervello, il glioblastoma, mentre era ricoverata alla Domus Salutis. «Per me però lei è sempre qui. Mi guida, è con me. E mi ha lasciato tante cose da fare», dice mamma Margherita.




