Storie

Cinque anni per trasformare un rottame in un gioiello

Dopo la pensione Roberto Torri di Rezzato ha rimesso a nuovo con le sue mani una Lancia Artena del ’32
Francesca Zani
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Roberto e la rinascita della sua Lancia Artena

La sua è una passione sconfinata per le automobili storiche, definitivamente emersa quando oltre 10 anni fa, allo scoccare della pensione, ha dato in mano le chiavi della sua azienda al figlio, lasciando senza rimpianto il luogo che lui stesso ha fondato e amato per 45 lunghi anni.

Inizia così il racconto della passione di Roberto Torri, 76 anni di Rezzato, per le quattro ruote d’antan, per riempire il vuoto che una vita di lavoro totalizzante come è stata la sua lascia inevitabilmente.

La scintilla

In particolare ad accendere la scintilla è stata una Lancia Artena del 1932 scovata a Ostiano, «un ammasso di lamiere arrugginite – la definisce Roberto – che ho anche pagato profumatamente, ma da subito ho visto davanti a me non solo un pezzo della grande storia, di quella che allora era una prestigiosa casa automobilistica italiana, ma anche il potenziale per portarla ad essere l’elegante gioiello che è ora con 5 anni di restauro».

Roberto comperandola già sapeva che lì avrebbe messo ogni appassionante momento del suo tempo. Lo si capisce da come ne parla, che quella Lancia lo aveva conquistato, dal trasporto che ancora oggi a lavoro finito traspare da ogni sua parola, ma soprattutto quando illustra i passaggi per portarla all’attuale splendore, documentati azione dopo azione, da decine di fotografie del prima e del dopo.

Nel suo garage

Un lavoro di restauro fatto nel garage di casa, durato cinque lunghi anni, passati smontando la vettura pezzo dopo pezzo, rifacendo ex novo quelli inutilizzabili perché troppo arrugginiti, esattamente come gli originali, aiutato dal vecchio e originale libretto di istruzioni per il montaggio. Un intrico di numeri che solo una mente archimedica come la sua poteva interpretare.

«Non ho fatto tutto da solo però», puntualizza Roberto, che vuol dare merito del suo incredibile lavoro alle tre persone coinvolte dalla sua travolgente passione. Un ragazzo del Bangladesh, ora tornato nel suo Paese, un carrozziere e il compianto Pino Vallero, un vero guru della meccanica e, come lui, con uno smisurato amore per le auto storiche.

Aneddoti

Potrebbe raccontare per ore il suo lavoro di restauro, con tanti episodi, due in particolare colpiscono, la ricerca delle luci di posizione anteriori in origine bianche. «Io – afferma Roberto – ne avevo trovate due ma erano rosse, non sia mai!».

Eccolo allora andare in un negozio di lampadari prendere due luci bianche e, grazie a un gioielliere, fare la sfaccettatura necessaria per renderle uguali alle originali.

Che dire poi degli interni realizzati, con un tessuto originale Lancia color biscotto, da un tappezziere fiorentino. Il risultato di tutto questo lavoro è un’automobile blu, di regale bellezza, che funziona perfettamente e porta Roberto con la moglie Maria, molte volte abbigliati in abiti d’epoca, in giro per l’Europa, a raduni e manifestazioni tematiche. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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