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La storia della chiesa divisa in due dal confine tra Ghedi e Calvisano

Gianantonio Frosio
Il parroco don Lucio Sala: «Sull’abside e sull’altare ha competenza il Comune di Calvisano, sul resto della chiesa quello di Ghedi». Dalle mappe, però, emerge un’altra verità
La chiesa di Ponterosso - © www.giornaledibrescia.it
La chiesa di Ponterosso - © www.giornaledibrescia.it
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Ci sono tre categorie di fedeli: quelli che credono di pregare e fare la comunione a Ghedi; quelli che sono convinti di pregare a Ghedi, ma di fare la comunione a Calvisano; quelli che sanno di pregare e fare la comunione a Calvisano.

L’incertezza dipende dal fatto che la chiesa del Ponterosso, punto di riferimento per i ghedesi che abitano a sud del paese, è anche sul territorio di Calvisano: «Sull’abside e sull’altare – conferma il parroco don Lucio Sala – ha competenza il Comune di Calvisano, sul resto della chiesa quello di Ghedi».

In pratica: quando sono tra i banchi a pregare i fedeli calcano il suolo ghedese, ma quando si appressano all’altare per ricevere l’eucarestia varcano il confine e passano a Calvisano. Rientrano a Ghedi quando tornano tra i banchi per la benedizione e l’«andate in pace».

Fino al sagrato

Strano, ma è così. O forse no, perché dalle mappe dell’Ufficio tecnico di Ghedi risulta che non solo l’abside e l’altare, ma l’intero edificio è sul suolo di Calvisano: il territorio di Ghedi, infatti, arriva al sagrato, ma si ferma dove inizia la chiesa. Se così fosse, e pare proprio che lo sia, chi va a messa al Ponterosso non sconfina, perché tutto accade a Calvisano: preghiera e comunione. «Per i fedeli – precisa don Lucio a scanso di equivoci – non cambia niente: come testimoniano i documenti, la chiesa (che, lo ricordiamo, è intitolata a San Carlo) è stata donata alla parrocchia Santa Maria Assunta di Ghedi».

La donazione

Lo strano gioco di mappe e mappali risale a settant’anni fa. Bisogna sapere che gli abitanti di Ponterosso hanno un forte spirito di identità, che li ha sempre spinti ad arrangiarsi. Tra le tante cose che si sono fatti da soli c’è pure la chiesa, «che – racconta lo storico Ludovico Guarneri – è frutto di una donazione della nobildonna Ermenegilda Gorno Tempini».

Aggiunge Guarneri: «Saputo che gli abitanti volevano costruirsi la chiesa, la famiglia Tempini donò alla parrocchia di Ghedi una barchessa dell’adiacente cascina, senza preoccuparsi di confini, mappali e cose del genere. L’atto del notaio è del 26 febbraio 1957». Là dove c’era la barchessa, affittuari e contadini costruirono la chiesa. Siccome la barchessa era sul territorio di Calvisano...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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