Storie

«Sanseveria amabile, la Calathea non perdona: piante come dei partner»

È uscito il secondo libro di Sebastiano Guarisco, del titolare del vivaio Le Georgiche di Calvisano: cinquanta varietà analizzate tra metafore ironiche e tecniche di coltivazione per prevenire gli errori più comuni in casa
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Sebastiano Guarisco - © www.giornaledibrescia.it
Sebastiano Guarisco - © www.giornaledibrescia.it

La sua verve e la capacità di rendere facile anche l’operazione verde più difficile ha reso Le Georgiche, il vivaio di famiglia a Calvisano, il garden center italiano più seguito sui social network. Ma la notizia è nota. La novità è che oggi (3 novembre) esce il nuovo libro, il secondo, di Sebastiano Guarisco: dopo «Verde in 5 minuti» ecco, sempre per Gribaudo, «Come non farti mollare dalle tue piante d'appartamento. Guida pratica per una convivenza lunga e felice».

E non è un caso che nel titolo si siano scelte le parole «mollare» e «convivenza», ma come è nato il format del libro ce lo siamo fatti raccontare dall’ingegnere (con diploma alla Fondazione Minoprio) che recentemente è stato ammesso per meriti al Garden club di Brescia. «Make the jungle» è il motto del divulgatore e questo libro va proprio in questa direzione.

La copertina del libro di Guarisco
La copertina del libro di Guarisco

Sebastiano perché le piante da interno?

Perché solitamente, finché è estate, va tutto bene a chi può portarle fuori, il nostro clima, infatti, è loro favorevole, i problemi nascono quando, come in questo periodo, la luce diventa meno. E anche se crediamo che la nostra casa sia luminosa, credeteci, non lo è abbastanza.

Per questo ogni tanto ci fanno penare?

Ricordiamoci da dove provengono quelle che chiamiamo piante d’appartamento: nei luoghi d’origine godono di primavere infinite, con clima e temperature miti. Così a volte ci mettono alla prova e noi dobbiamo provare a litigarci il meno possibile.

Eccoci al format del libro. Come è impostato?

Il primo libro era nato dopo la riscoperta della passione per il verde durante il Covid, ed era pensato per chi «proveniva da altri mondi» e con l’obiettivo di dare strumenti per interpretare le tante e diverse informazioni che si possono trovare sul web. Un libro breve, sintetico ed esaustivo con i fondamentali.

Per questo, invece, ho provato ad immaginare che ognuna delle 50 piante che tratto siano un partner: indico le istruzioni per «plant lovers» per avere successo nella relazione con loro. È divertente ed ironico, si legge anche solo per intrattenersi.

Continuiamo con questo gioco allora: qual è quella con cui avere una relazione tossica?

Sicuramente la Calathea: è la più detestabile e perdona poco. Ma continuiamo a comprarla. È volubile e capricciosa e non dà una seconda chance. Io ne ho fatte fuori diverse, per fortuna ho il vivaio. Nel libro metto a disposizione di tutti la mia esperienza.

Guarisco con una Calathea © www.giornaledibrescia.it
Guarisco con una Calathea © www.giornaledibrescia.it

Quella con cui avere una relazione sana e duratura?

Ce ne sono diverse: forse la più amabile è la Sanseveria, la lingua di suocera: è fantastica, perdona tantissimo anche a chi è alle prime armi, si adatta anche agli angoli più bui e permette anche di misurarsi con la propagazione. Ce ne sono diverse cultivar, il che permette di avere 10 relazioni con 10 piante diverse, la poligamia con le piante è consentita!

Tre sansevierie © www.giornaledibrescia.it
Tre sansevierie © www.giornaledibrescia.it

La «fidanzata» dei quartieri alti?

La Kentia, fa parte della storia della nobiltà, è la pianta d’appartamento delle corti vittoriane che la regina Vittoria volle accanto al suo feretro. Arrivò in Europa attraverso le casse di Ward dalle Indie. Ha un fascino esotico, come le felci.

Una Kentia © www.giornaledibrescia.it
Una Kentia © www.giornaledibrescia.it

La più «rara»?

Nel libro ho inserito anche piante meno utilizzate, tra queste mi sento di consigliare la Brighamia insignis, la Palma delle Hawaii, che in natura è estinta, ma sopravvive nei circuiti commerciali: è adatta alla tavola e alla scrivania, sembra un fuoco d’artificio, ed è bello sapere di essere «custodi» di qualcosa che in natura non c’è più.

Brighamia insignis, la Palma delle Hawaii © www.giornaledibrescia.it
Brighamia insignis, la Palma delle Hawaii © www.giornaledibrescia.it

Passiamo alle regole fondamentali per coltivare una pianta da interno. Quali sono le principali?

Prima di tutto portarle fuori in estate, se ce n’è la possibilità: facendolo rinascono, ricordiamoci che sono nate per stare all’estero. In inverno, poi, hanno necessità di calore e, quindi, bisogna ricoverarle: ricoverandole dentro bisogna sovraesporre e non aver paura che le foglie si brucino anche se la finestra è a sud senza tende.

Le bagnature devono essere morigerate e bisogna preferire la subirrigazione mettendo un po’ d’acqua nel sottovaso per togliere l’eccesso dopo un quarto d’ora; possono soffrire la sete, ma il ristagno non perdona. E aggiungo che bisogna scegliere terricci leggeri e di qualità, sul substrato non bisogna lesinare in questi contesti.

La concimazione?

Questo è un tema centrale e spesso ignorato. Nessuno si sognerebbe di non dar da mangiare ad un cane o un gatto, ma c’è invece l’idea che le piante siano un oggetto inanimato che non ha bisogno di nulla se non di terriccio e acqua. Forse perché non abbaia o miagola. Invece mangiano, e quando mangiano correttamente sono più forti e meno soggette ad attacchi. Nel libro, infatti, invito a «portarle fuori a cena» un paio di volte al mese e ad offrire loro un menù ricco azoto.

I tempi?

Nel libro consiglio anche la quantità di tempo da dedicare a ogni varietà. Dedicare del tempo alle piante ci fa riappropriare del nostro tempo, un tempo lento che ci è stato rubato dalla modernità: quando faccio il giro delle mie piante mi rilasso, mi aiutano a trovare l’equilibrio.

Questo avvicinare le piante alle persone non è solo un divertissement?

Cerco di trasmettere la sensazione di avere a che fare con un essere vivente, è importante leggere la natura togliendo gli «occhiali antropocentrici». Noi umani facciamo parte dell’ensemble degli esseri viventi.

Il libro

«Come non farti mollare dalle tue piante d'appartamento - Guida pratica per una convivenza lunga e felice», Gribaudo, 224 pagine, 20 euro. ISBN: 9788858059883

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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