Lio Bar, zero etichette e aura internazionale: il posto giusto per tutti

Le notti non finivano all’alba nella via. Bensì sui binari. Una terra di nessuno, come l’isola che non c’è. Un metaverso prima del metaverso. Un luogo di cultura fluida, anzi gelatinosa. Meglio se alcoolica e in formato shot. C’era una volta, e non ci sarà più, il Lio Bar.
Una favola scritta sull’asfalto e sul cemento, in mezzo a quelle due rotaie dove Lino Torregiani ha dato forma a qualcosa che non c’era e irripetibile: un posto della notte inclusivo, anche qui, prima dell’inclusività. Tutti dentro, o anche tutti fuori, sotto il portico o in mezzo alla strada, o appoggiati alle auto parcheggiate ovunque: protagonisti della scena alternativa, esponenti dell’underground, ma anche i «fighetti» del centro.
Inclusione
Niente prigionieri, nessuna etichetta al Lio Bar. Una specie di porto franco sgangherato tra voglia di musica live, chiacchiere, occhiate. Sotto un’insegna di luce al neon rosa che ha illuminato baci a labbra al sapore di gelatine aromatizzate, sbicchierate, confidenze, lacrime.
Cos’è, cos’era, il Lio Bar? Una discoteca? Un bar? Un disco bar? Boh: è un X file, un enigma irrisolto oppure solo non incasellabile. Piuttosto, è giusto descrivere la mitologica creatura di Lino «Lio» come un mood: lì potevi essere ciò che eri. Sia che indossassi – se eri giovane negli anni ’90, perciò agli albori del locale – il Barbour e le Tod’s o i jeans skinny, gli anfibi e la giacca di pelle. Tutti in pace.
Aura internazionale
C’è stato un tempo in cui faceva status darsi appuntamento al Lio. Un appuntamento che restava valido fino quasi all’alba. Poi i tempi cambiano, i figli crescono, le mamme imbiancano, ma il Lio è sempre rimasto là: a guardia di una visione. Un non luogo. Così poco bresciano, così tanto Berlino, Londra o New York proprio per la sua vocazione meltin’pot.
Un’aura internazionale che per 33 anni, sempre più forte delle mode perché non ha mai ceduto alle mode né derogato dalla propria anima, ha illuminato la linea Brescia-Iseo-Edolo. Ora Lino cambia vita, se ne va in Sardegna. Il Lio diventerà, forse chissà, un bed&breakfast per il personale delle ferrovie: in caso, fate sogni d’oro voi che entrate. Sogni all’altezza di quello che non è stato un bar, ma un romanzo di formazione.
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