Brescia, la crescita mentale e fisica come preziosa arma play out

E adesso arriva il bello. Oltre che il difficile. Il primo mezzo miracolo, quello di acciuffare i play out partendo da squadra ultima in classifica come l’ha ereditata Daniele Gastaldello, è stato fatto. Per completare l’opera che non avrebbe precedenti in serie B - mai nessuno è riuscito a salvarsi da quella che è stata la condizione di partenza del Brescia nel rush finale - c’è adesso da compiere lo sforzo più duro.
La serata di Palermo è stata una botta di vita dopo i nuovi segnali di depressione che si erano palesati tra Parma e Pisa, ma alzare le braccia ora - come dovrebbero aver imparato coloro che dopo il blitz di Reggio Calabria già cantavano salvezza - sarebbe quanto di più deleterio e letale.
Davanti c’è una maratona di 180° e ci sarà da passare attraverso le forche caudine di un San Vito-Marulla che sa bene come si fa nelle grandi occasioni: i play out della passata stagione contro il Vicenza insegnano. La passata stagione la squadra allora allenata da Pierpaolo Bisoli era qualitativamente sfavorita. Così come in questa, la formazione adesso in mano a Viali, è qualitativamente uno o due o anche tre gradini sotto il Brescia (anche al netto delle pesanti assenze in biancazzurro). Quindi occhio. E antenne non dritte, ma di più.
Occhio a quei maledetti primi tempi che di certo saranno il tasto sul quale più batterà Gastaldello da stamattina a giovedì sera (gli orari di andata e ritorno saranno ufficializzati oggi, ma quella delle 20.30 è l’indicazione più credibile).
Il nodo prime frazioni
D’altronde già venerdì sera il tecnico si era espresso sul tema: «Bene la grande reazione nel secondo tempo, ma mi fa inc... che tiriamo fuori il meglio solo dopo aver preso un ceffone o nei momenti più difficili». Una specie di costante specie nelle ultime quattro partite.
Ed è un peccato, perché quando la squadra si toglie di dosso l’abito della paura e della tensione, sa anche disegnare buon gioco e palleggiare con sicurezza. Come accaduto appunto proprio venerdì. Questo aspetto, va indagato e curato d’urgenza. Ma in sé, l’annotazione negativa ne contiene anche una positiva. C’è il classico rovescio della medaglia.
Perché se il Brescia sa reagire e andare in crescendo, significa due cose. Che un certo tipo di mentalità, quella che serve per non farsi piegare dalla durezza di certe partite, è radicata. E anche che questo fondo di mentalità può contare su un Brescia fatto per durare i 90-100 minuti di una gara da un punto di vista fisico. La condizione - incide naturalmente anche la testa - è evidentemente molto buona. Una considerazione che nasce anche dal fatto che a parte uno -al massimo due- cambi a partita, nelle ultime 13 gare hanno sostanzialmente giocato, detto volgarmente, «sempre quelli» oltre al fatto che la coperta delle rotazioni è molto molto corta, resa tale da implacabili e reiterati (con colpe) infortuni - e ci sono extrasforzi da fare. C’è sempre chi chiude con crampi o sulle ginocchia, ma dentro un quadro di continuità generale.
Arriva il bello, arriva il difficile. E il Brescia ci arriva con la testa e le gambe che girano.
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