L’allenatore giusto, al posto giusto. Che cosa abbia portato il Brescia a pensare che l’allenatore giusto al posto giusto possa essere Diego Lopez è un qualcosa che andrà ineludibilmente spiegato. Bene. Perché non si può pensare di poter far comprendere ciò che d’acchito non si può capire. Perché il confine tra il ridare slancio a delle ambizioni smarrite in un bicchier d’acqua a forza di avvitarsi su posizioni ormai incancrenite e dare il solito calcio al secchio del latte - specialità della casa - appare sottile.
La società si è assunta una grande responsabilità: difficile non restare colpiti. Parliamo di società: perché a differenza delle supposizioni, Francesco Marroccu non ha subìto la scelta di richiamare Lopez al Brescia e nemmeno l’ha solo avallata: l’ha proprio convintamente sostenuta. Lui che fino all’ultimo era stato strenuo difensore dell’operato di Pippo Inzaghi.
Più che una sollevazione pro Pippo, stiamo assistendo a una sollevazione contro Lopez. Il che fa pensare: fa più paura riallacciarsi a un passato che evoca ricordi infelici, che non perdere chi il Brescia in un modo o nell’altro l’ha sempre tenuto in alto. Come dire: se il suo successore fosse stato un altro più «spendibile», l’esonero sarebbe stato accettato. Per i risultati, Inzaghi comunque se ne va da vincitore e mai nessuno gli toglierà determinati meriti e i numeri. Solo che ormai eravamo arrivati a un punto di non ritorno nel rapporto con Cellino. Un rapporto che era diventato «malsano» e che ormai era soltanto un mettersi sulle barricate vedendo ovunque fantasmi. Era diventato logorante per Inzaghi, sempre sulla difensiva, vivere con una spada di Damocle: stava diventando tutto controproducente e non si poteva più andare avanti «a pezze».
Sport
Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.
Era tutto un circolo vizioso (nel quale anche una minima critica rischiava ogni volta di creare tensione) e la certezza era che stando così le cose, a prescindere dalla stima per Inzaghi, forse davvero non si poteva comunque più proseguire: perché tutto poi si riversa sulla squadra (che pure il tecnico aveva in mano). Ma di nuovo al punto uno: perché proprio Lopez, uno che dentro e fuori dal campo è stato impalpabile? Eppure serve anche empatia. Si prende un’eredità pesantissima in più conscio del fatto che deve combattere la diffidenza, quando non astio, nei suoi confronti. Conscio del fatto che è visto come uno «yes man» e che in questo contesto dovrà guadagnarsi la carta della credibilità prima di tutto con la squadra. Ha preso una strada impopolare la società: nella speranza che quella che pare una strettoia diventi viale della vittoria. Brividi.




