Storie

Alcolisti Anonimi, incontro a porte aperte per i 41 anni del gruppo cittadino «Serenità»

Presenti i nuovi membri, chi l’ha visto nascere e i rappresentanti di analoghe realtà bresciane
Mano nella mano per la preghiera finale
Mano nella mano per la preghiera finale
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Quando partecipi a una riunione degli Alcolisti anonimi ti senti a casa: entri in punta di piedi perché sai di essere un’ospite (invitata, ma comunque una visitatrice), ma tutti ti salutano e ti sorridono, ti danno il benvenuto. E quando esci, sicuramente più ricca, sei tu a ringraziare. Sabato 8 marzo l’oratorio Cristo Re di via Filzi ha ospitato una riunione particolare, quella per festeggiare i 41 anni del gruppo «Serenità». Presenti i nuovi membri, chi l’ha visto nascere e rappresentanti di altri gruppi del Bresciano.

La riunione

La seduta, il cui tema era «Ritrovare me stesso: il mio percorso di recupero attraverso la spiritualità», si è aperta con le parole di «amici» di altre realtà, la dottoressa Luigina Scaglia, ex primaria del reparto di Alcologia dell’ospedale di Palazzolo, Giuseppe Milanesi, dell’associazione Dormitorio San Vincenzo e Guerino Abeni, segretario provinciale dei metalmeccanici Ugl.

La dottoressa ha focalizzato il suo intervento, data la ricorrenza della Giornata internazionale della donna, sull’universo femminile. Ha sottolineato che le donne, nonostante fino a qualche anno fa non si parlasse di questo fenomeno, sono più esposte alla dipendenza per via di una più bassa concentrazione di alcuni enzimi che servono a metabolizzare l’alcol. Non solo, ha approfondito la differenza tra esigenze fisiche, psicologiche e spirituali. Abeni, invece, si è concentrato sul potere del lavoro e Milanesi ha sottolineato come l’86% degli ospiti del dormitorio abbia problemi con la dipendenza da alcol.

Poi, come succede nelle riunioni «ordinarie», è toccato agli Alcolisti raccontare la loro esperienza tra emozioni, risate (gli Alcolisti anonimi hanno una fortissima capacità di ironizzare sulla loro dipendenza) e qualche occhio lucido. La prassi è la stessa: ci si presenta con il nome, si aggiunge la formula «sono un alcolista» (primo dei 12 passi è l’ammissione: si riconosce di avere una dipendenza, di avere «una malattia che non guarirà».

E solo così arriva l’accettazione), poi tutti in coro salutano e, quindi, si prosegue con la testimonianza. Ognuno sceglie cosa dire, non c’è un copione o un protocollo da seguire: c’è chi ha approfondito il suo percorso, chi un episodio, e qualcuno ha preferito fare una riflessione sul tema della spiritualità, religiosa e non. Alcolisti anonimi è un’associazione aconfessionale, ma molti hanno sottolineato che, quando bevevano, mancava loro una dimensione spirituale: «Mi sentivo vuota» ha detto Claudia.

«Sono stato ad un passo dal perdere tutto - ha raccontato Gino -, fortunatamente mi sono fermato prima, ma alla prima riunione non sono andato conoscendo il mio problema, ma solo per accontentare mia moglie». Ivo, il nome è di fantasia, è arrivato accompagnato dalla figlia, e ha raccontato la sua prima riunione. Ognuno ha la sua storia, ma i punti in comune sono la sensibilità, il rispetto, il sostegno e la forza che i presenti danno. Senza giudicare. Si può cadere e rialzarsi come ha raccontato Beppe che ha smesso, ci è ricaduto e ora è sobrio da un anno. Ogni intervento termina con un grande applauso e un piccolo dono.

L’8 marzo, essendo una riunione aperta, sono intervenuti, come detto, anche i familiari e gli amici, il cosiddetto gruppo Al-Anon. Quella che chiameremo Alma ha raccontato come i 12 passi abbiano aiutato anche lei: «Prima ero sempre arrabbiata con lui»; Lorenza, invece, durante questo percorso ha scoperto che lei stessa aveva una dipendenza, affettiva nel suo caso, e ora, a distanza di tempo e dopo tanto lavoro su se stessa, ha un bel sorriso stampato sul viso.

La terza parte della serata è stata dedicata ai compleanni di sobrietà, un momento veloce, ma carico di emozioni e significato: i presenti fanno un conto alla rovescia e chi ha raggiunto quel traguardo si alza tra gli applausi. Dai 45 anni si passa all’anno e, quindi, ai mesi e, per ultimi, ai giorni e alle ore. Ore? Sì, tutto conta, ed è da qui che si parte. Non a caso uno dei saluti che si rivolgono è «Serene (o buone) 24 ore».

La riunione si conclude con la recita, in cerchio e tenendosi la mano, della Preghiera della serenità: «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza». Poi spazio alla convivialità e alle chiacchiere con torte, pasticcini, panini, caffè e bibite. 

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