Storie

Destefani e l’arte di dipingere insegne che conquistano tutta Europa

Il quarantenne grafico di Orzinuovi è andato a scuola dai maestri Usa ed è fra i pochi artigiani del mestiere
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Carlo Destefani al lavoro
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Le opere del pittore di insegne Carlo Destefani

Dalla Svezia un’osteria con vendita alimenti gli ha commissionato un’insegna lunga sette metri, dipinta su pannelli in compensato marino. Non è la prima e neanche l’ultima. Il titolare della «Cantina del Re», per ottimizzare i 2.248 chilometri del viaggio da Svärdsjö a Orzinuovi, gli ha già anticipato una nuova richiesta, che fra realizzazione e asciugatura richiederà almeno due settimane. Dal Baltico all’Abruzzo, da Parigi come Massa fioccano gli ordini indirizzati a Carlo Destefani, uno dei pochissimi pittori d’insegne in Italia. «Quando ho iniziato - conferma - ce n’erano solo due: un signore di Roma che aveva ereditato la bottega del nonno e che è oggi e in pensione; e un artigiano di Genova che ha imparato il mestiere facendo il garzone da un vecchio insegnista. Anche lui, oggi, è a fine carriera».

L’insegna in legno di un pastificio a Milano
L’insegna in legno di un pastificio a Milano

L’incanto di «Renault»

Quella di Carlo, che ha poco più di quarant’anni, è invece in rampa di lancio. Per dodici anni grafico in un’agenzia di comunicazione in città, e con un secondo lavoro come imbianchino per sfogare lo stress, nel 2016 ha deciso di cimentarsi con un corso di lettering, tenuto dal celebre designer americano Jon Contino. È stato proprio il guru newyorkese a indirizzarlo all’approfondimento del sign paiting, trovandolo incredibilmente affine alla sua estetica. E non è un caso che lo studio-laboratorio di TheStephani si trova a un passo dalla Rocca di San Giorgio e in quella che era la casa della bisnonna, dove trascorreva i pomeriggio guardando incantato alla finestra l’insegna «Renault».

Folgorato a Zurigo

 «Ho cominciato ad approfondire attraverso libri e documentari - racconta Carlo - e anche la mia compagna mi ha suggerito buttarmi, ma onestamente non pensavo di avere il tipo di manualità che la pittura delle insegne richiede. Il tarlo, però, c’era e quando Mike Meyer ha annunciato una serie di workshop in Europa, mi sono iscritto al suo corso a Zurigo. Ne sono rimasto folgorato: avevo trovato la sintesi perfetta fra la praticità dell’imbianchino e la creatività del graphic designer». È così che Carlo si mette a esercitarsi ogni sera, nel garage di casa.

E lo fa per un anno, finché nel 2018 decide che è il momento della svolta: lascia il lavoro in agenzia e realizza le prime insegne per gli amici fra Brescia e Orzinuovi. «Volevo capire come fosse il lavoro sul campo. La prima volta che mi sono trovato a dipingere sul vetro con la luce in faccia mi sono messo a piangere» ricorda. Apre la partita Iva, la pagina Instagram si popola di lavori e poi irrompe il Covid a chiudere le botteghe che sono le sue prime clienti.

Alcuni piccoli lavori di Destefani
Alcuni piccoli lavori di Destefani

«Sono riuscito a lavorare comunque a lavorare: piccole insegne da casa a cui oggi non ho più tempo di dedicarmi». Anche perché dopo i lockdown, nel 2021, riparte tutto alla velocità della luce: «Non ho più avuto un attimo di respiro» dice.

A scuola dai giostrai

Anche perché nel frattempo non ha smesso di informarsi e formarsi, carpendo segreti e tecniche di maestri come il danese Jakob Engberg a Copenaghen e l’australiano Jeff Marshall. Indimenticabile la permanenza nei depositi Carters nel Berkshire. La storica famiglia di giostrai dagli anni Sessanta acquista, restaura artigianalmente e poi fa funzionare giostre d’epoca, portandole in giro per il Sud dell’Inghilterra.

Una giostra Carters
Una giostra Carters

«Qui ho imparato tecniche peculiari come l’effetto rilievo, scalpello e 3D e soprattutto la foglia d’oro, che oggi è richiestissima ma che pochissimi artigiani sono in grado di praticare. Se ne trovano bellissimi esempi a Lucca, dove le Amministrazioni si sono adoperate per conservare le insegne originarie, a differenza che nel resto d’Italia, dove spesso mi imbatto in bellissimi esemplari ricoperti da strati di verniciature successive».

Cose che restano

pittore_di_insegne_furgone_dipinto_a_mano.jpg
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Oggi Orzinuovi è l’epicentro di un ritorno alle origini di un’estetica vintage e artigianale. Dalla botteguccia alla multinazionale farmaceutica, tutti vogliono un TheStefani original: «Quando posso lavoro in studio e poi spedisco, ma capita spesso di muovermi per dipingere in loco. Oltre a realizzare a mano le insegne progetto il lettering, che è applicabile su tutti i supporti, dalle coppette di gelateria alle t-shirt brandizzate». Non disdegna cimentarsi coi mezzi di trasporto, dal suo furgone blu ai foodtruck, ma non chiedetegli di perder tempo con social e stories: «Preferisco da sempre le cose che restano».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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