Antonio Battiti, dal Garda all’alta moda: «Quando Valentino chiese di me»

«Antonio Battiti? Il più bel ragazzo di tutto il Garda». È il commento di due gargnanesi a passeggio dal paese verso il borgo dei pescatori di San Giacomo. Una delle amiche si volta verso la villa a lago, ora di proprietà di altoatesini, che per decenni è stata della famiglia Battiti. «Abitava qui – indicano – ma da tempo non lo si vede».
Antonio Battiti, che per tre lustri ha sfilato per Armani a livello internazionale, ora vive e lavora in Svizzera. «Da sette anni non torno a Gargnano. La mia vita è qui a Zermatt. Adoro la città e questo Paese. Ho chiuso definitivamente con la moda. Ho un ruolo di responsabilità in una società che conta dieci alberghi di lusso, sono stato eletto miglior autista. Le sfilate sono un ricordo che è riemerso in questi giorni, prepotentemente. Un temporale di sentimenti, con la morte del signor Valentino».
Antonio, lei ha sfilato indossando abiti di Armani, ma mai per Valentino. Lo conosceva bene, però...
Nel mondo della moda sono entrato per caso a 17 anni. Frequentavo a Brescia un corso per odontotecnici. Mi sono diplomato senza mai svolgere questa attività. Stavo salendo su un bus, quando sono stato stato fermato da un signore. Mi ha detto che lavorava nel campo della moda: era un talent scout alla ricerca di modelli. Mi convinse a partecipare a un provino a Milano, lo superai e iniziai le sfilate in Italia e all’estero per Giorgio Armani.

Una vita stravolta...
Cambiò tutto. Dovetti lasciare il mio lago, gli amici, la famiglia. Ma le sfilate mi hanno dato molto.
Come ha conosciuto Valentino?
Più volte ci siamo incontrati durante le sfilate a Roma, a Parigi e in altre capitali. Il tramite è stata Gabriella Battiti, cugina di mio papà, che oggi non c'è più, per lungo tempo braccio destro, capo stilista e manager del signor Valentino. Era il 2006 quando lo stesso Valentino chiese a mia cugina se conoscesse un certo Antonio Battiti. Si ricordava di avermi visto durante le sfilate. Chiese se ci fosse una parentela. Gabriella rispose: «È mio cugino». E Valentino chiese di incontrarmi. Invitò me e mia mamma Aureliana alla cerimonia della consegna della Legion d'Honneur. Quando prese la parola ringraziò chi lo aveva premiato, ma disse «grazie» anche ad amici e collaboratori che lo avevano reso grande. Citò la direttrice dello Stile Daniela Giardina, il compagno Bruce Hoeksema, Carlos Souza… E poi Gabriella Battiti. Io e mia mamma ci guardammo commossi.

Cosa accadde poi? Il biglietto che tiene tra le mani – l’invito per il 6 luglio all'Hotel Salomon De Rothschild di Parigi, posto 5 settore A – è una preziosa reliquia...
Valentino mi invitò a Roma, nella sua maison d’alta moda in piazza di Spagna, e poi a Parigi. Mi contattarono il direttore creativo Pierpaolo Piccioli e Giancarlo Giammetti invitandomi in Francia alla presentazione della stagione primavera-estate 2018. Quando ci incontrammo a Roma, mi chiese di sfilare per lui. Sembrava fatta. Avevo però un accordo con Armani e alla fine le nostre strade non si incrociarono mai, da quel punto di vista.

Quale differenza percepì tra Armani e Valentino?
Armani era minimalista e aveva una propensione per gli abiti da uomo. Valentino sapeva rendere belle e importanti le donne.
Un ricordo personale?
Valentino era una persona dalla grande sensibilità. Ti metteva a tuo agio. Non faceva pesare quello che era, ovvero un gigante della moda a livello mondiale. Era una gran bella persona.
Rimpiange di non aver lavorato per lui?
La moda mi ha dato molte soddisfazioni. Non ho rimpianti. Ho sfilato abiti Jean Paul Gaultier, Etro, Versace e Armani. Ora la mia vita è in Svizzera. Ma i ricordi emersi in queste ore sono tanti.
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