Angiolino da Cigole, il venerabile che «sorrideva anche nella malattia»

Il 28 gennaio 1963 nevicava moltissimo a Cigole. Angiolino aveva soltanto 14 anni, ma la malattia lo aveva già stremato inesorabilmente. Eppure, nonostante sofferenze inimmaginabili (e l’amputazione di una gamba per un sarcoma osseo) Angiolino non aveva mai perso il sorriso. E sicuramente sorrise quando mamma Giulia (la sua adorata mamma Giulia) gli portò una granita artigianale per rinfrescare la sua gola in fiamme: l’aveva preparata tritando alcuni candelotti di ghiaccio che penzolavano fuori casa. Il giovane morirà poche ore dopo. Un’esistenza breve ma una testimonianza di fede, forza, coraggio andata ben oltre quei pochi anni terreni. Il 9 dicembre 1996 l’avvio della Causa di canonizzazione, nel 2020 Angiolino Bonetta viene proclamato venerabile.
Gli incontri
L’anniversario della morte è sempre l’occasione per ricordare Angiolino, quest’anno per fare ulteriormente memoria (e non solo) c’è anche il libro di don Gianluca Mangeri, cappellano della Poliambulanza (e ormai scrittore molto apprezzato): «Angiolino Bonetta, il piccolo clown di Dio», edizioni Velar.
Don Gianluca, perché un libro su Angiolino? «Durante il mio servizio di cappellano, per ben due volte nel giro di un mese, ho sentito parlare di lui da persone che lo avevano conosciuto». La prima è la signora Eugenia, in ospedale per assistere il marito Giacomo. Sono di Cigole. «La donna mi ha raccontato – spiega don Gianluca – che da bambina andava spesso a casa di Angiolino a recitare il rosario. Mi ha confidato che guardandolo era come vedere un angelo talmente era assorto nella preghiera». Qualche giorno dopo l’incontro è invece con padre Mario Pezzi, don Gianluca gli regala il suo libro «Pellegrino in corsia», precisando che parla di malati e santi. Pronta la replica di padre Mario: «Allora devi scrivere di Angiolino Bonetta, io l’ho conosciuto durante un ricovero in ospedale, era un piccolo santo». A quel punto don Mangeri non può che mettersi al lavoro, essendo peraltro lui originario di Isorella, paese a una manciata di chilometri da Cigole.

Alle radici
E nel piccolo paese bassaiolo trova la famiglia di Angiolino. Bruno (classe 1959) ha conosciuto il fratello dai racconti in famiglia, mentre Maria (nata nel 1947) ha vissuto con Angiolino tutti quei mesi terribili che lo portarono alla morte. Eppure, nonostante il tragico destino, nei ricordi familiari Angiolino (ci hanno raccontato) è sempre un «birbante che amava scherzare, nonostante tutto restava un bambino spensierato». «Anche dopo che gli venne amputata la gamba – ci hanno raccontato ancora i fratelli – continuò a fare la vita di sempre, soprattutto continuò a servire messa. Aveva una fede incredibile, a cinque anni si alzava all’alba per andare a messa prima, quella che veniva celebrata alle sei di mattina. Sognava di fare il missionario». Questa vocazione lo portò a consacrarsi tra i Silenziosi operai della Croce.
In una lettera prima di morire, scrive: «Da quando sono entrato tra i Silenziosi operai, il Signore mi ha dato una tempesta di grazie, da me finora sconosciute. Mi sento forte come un leone e canto dalla mattina alla sera». Non perse mai la voglia di scherzare e neppure l’allegria fanciullesca.
Conforto
Mamma Giulia è morta nel 2017 a 94 anni, papà Francesco molti anni prima. Mamma Giulia aveva il presentimento di morire in età avanzata grazie a un sogno premonitore. Poco dopo la scomparsa di Angiolino lo aveva sognato che correva in montagna, lei lo rincorreva. Lui però, andando sempre più in alto, a un certo punto si gira e la ferma: «Mamma, tu hai ancora molta strada da fare».
Don Gianluca ha parlato con il fratello e la sorella. «È emerso il ritratto di un bambino vivace che con gli amici andava a suonare i campanelli per poi scappare come un razzo – racconta il sacerdote –. Sono emersi anche fatti legati alla sua permanenza in ospedale, il suo modo particolare di evangelizzare giocando a carte, con piccoli giochi di prestigio. Le sue battute sul non avere una gamba, anche per consolare la mamma e il papà». E poi l’incontro con monsignor Luigi Novarese e i Silenziosi operai della Croce, «da quel momento la sua spiritualità si è fatta ancora più intensa, è come sbocciata».

Don Gianluca lo chiama «apostolo allegro» che metteva in pratica la terapia del sorriso. «Con la sua clownterapia –sottolinea don Mangeri – si è messo al servizio dell’evangelizzazione in corsia e non solo». Ora Angiolino torna nuovamente in corsa grazie alle pagine di don Gianluca, un libro che vuole essere anche l’occasione per portare speranza a chi soffre. Per la sua mamma era già santo in vita, ora si attende che lo proclami ufficialmente anche la Chiesa. Chi ottiene guarigioni inspiegabili può contattare i Silenziosi operai della Croce. Per chi invece vuole semplicemente conoscere meglio Angiolino c’è il bel libro di don Gianluca.
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