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Angelo, il «Ryan bresciano»: rientrò dalla Grande Guerra per la madre

Dalle pagine tragiche del primo conflitto mondiale una storia simile a quella che raccontò Spielberg
L'immagine commemorativa dei Caduti durante la Prima guerra mondiale originari di Roccafranca - © www.giornaledibrescia.it
L'immagine commemorativa dei Caduti durante la Prima guerra mondiale originari di Roccafranca - © www.giornaledibrescia.it
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In Sudamerica esistono incisioni identiche a quelle di civiltà megalitiche europee che mai avrebbero potuto incontrarsi nel mondo conosciuto migliaia di anni fa. Ci sono destini di persone che, senza saperlo, conducono vite specchiate. E ci sono racconti incredibilmente simili che la Storia è capace di dipingere anche a distanza di una guerra mondiale e di 6.700 chilometri - quelli che ci sono tra Roccafranca e Tonawanda, nello stato di New York.

Il dramma

In tanti conoscono la vicenda dei quattro fratelli americani Niland, che prestarono tutti servizio militare durante la Seconda guerra mondiale. Solo due sopravvissero, ma all’epoca si credette che solo il più giovane l’avesse scampata. Ecco perché «Fritz», impegnato nella campagna di Normandia, venne fatto rientrare a casa dallo stesso ministero della Difesa per stare con la madre.

Sì, è la storia che ha ispirato il film di Steven Spielberg «Salvate il soldato Ryan», del 1998. Quasi un ventennio prima le vicissitudini dei Niland c’erano altri fratelli che imbracciavano i fucili in un conflitto mondiale. Di cognome facevano Visini: Giacomo, Pietro, Giovanni, Luigi e Angelo. Cinque fratelli di Roccafranca, quattro dei quali impiegati nella Grande Guerra.

Giacomo, classe 1896, era invece già stato riformato come cieco di guerra. La mamma Margherita, vedova e con un’altra figlia più piccola, resta sola quando gli altri quattro figli maschi vengono chiamati alle armi. E presto a Roccafranca arrivano i dispacci della carneficina: Pietro, classe 1887, perde la vita il 20 giugno 1917 dopo essere stato colpito da una scheggia alla testa sul monte Ortigara; l’8 settembre del 1918 muore invece Giovanni, classe 1891. Il terzo figlio, Luigi, classe 1892, viene fatto prigioniero degli austriaci il 21 giugno 1917 e finisce recluso a Mahren. All’appello manca solo Angelo, classe 1900, che a soli 18 anni è stato distaccato al 7° fanteria, 13esima compagnia a Guidizzolo, in provincia di Mantova.

La richiesta

Mamma Margherita è sempre più sola e disperata. Si rivolge al commissario agricolo di Roccafranca Giuseppe Alfieri, che a sua volta scrive ai suoi superiori raccontando la drammatica situazione della donna e chiede il rientro a casa di Angelo.

«Ottenendo che almeno uno dei figli sia reso sano e abile a lavorare alla povera vedova - si legge nella lettera - la S.V. Ill.ma avrà compiuto un’opera santa; avrà privato la patria di un valido aiuto di un bravo soldato ma avrà fatto ottenere una grande giusta e doverosa ricompensa alla madre che tanti figli ha dato alla Patria e sarà come una ricompensa un premio della patria stessa alla madre addolorata». La richiesta viene accolta.

Dagli archivi

A scoprire la commovente storia degna di una sceneggiatura è l’appassionato di storia locale di Roccafranca Giovanni Prandini che, cercando per anni notizie su suo nonno tra l’Archivio di Stato e quello comunale, si è imbattuto nella vicenda dei fratelli Visini.

«Appena l’ho trovata ho pensato subito al film - racconta lui -, e anche quando ho organizzato letture della Grande Guerra nelle scuole questo scambio epistolare è quello che ha più coinvolto i ragazzi». La storia della famiglia Visini, insieme altre decine legate ai soldati della Prima guerra mondiale, finirà in un libro - intitolato «Dalla terra alla guerra» - che Prandini pubblicherà nel 2024. Un modo per restituire memoria, volti e dignità ad un pezzo della comunità bresciana, nel solco della grande tradizione storiografica anche amatoriale del nostro Paese.

Il soldato Angelo, il «Ryan bresciano», tornerà a casa - proprio come nella pellicola hollywoodiana. A Roccafranca Visini riprenderà il lavoro nei campi offrendo sostegno morale ed economico alla madre. Una fine da film. La Grande Guerra - con il suo pesante carico di morti e distruzione - sarebbe invece finita qualche mese dopo: il 4 novembre del 1918.

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