Storie

Ampelio Zecchini, l’alchimista della notte che ha scelto di restare a Brescia

Dietro il glicine della Riserva del Grande la filosofia del suo fondatore. La creatura di piazzetta Paganora è un luogo sofisticato, ma mai snob: lo specchio del suo fondatore, un equilibrio tra spirito internazionale e radici bresciane
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Ampelio Zecchini © www.giornaledibrescia.it
Ampelio Zecchini © www.giornaledibrescia.it

Ampelio Zecchini è proprio un personaggio: riconoscibile nelle azioni, dato che è uno dei protagonisti delle notti dei bresciani, nell’aspetto (la barba, la maglia a righe tipica del suo locale) e nel nome, certamente non comune. Ed è un’autorità quando si parla di locali e di «buon bere».
Con la sua «Riserva del Grande» ha cambiato il panorama dell’offerta cittadina creando tanti «figli ideali» e precorrendo i tempi. Ma anche «la vita prima della Riserva» è tutta da raccontare.

«Se dovessi trovare un comune denominatore in tutte le cose che ho fatto - dice - è l’attenzione allo spirito internazionale. A volte troppo in anticipo, ahimè. Per me è importante essere contemporanei e vivi. Abito a Brescia, e mi piace, quindi mi sono detto che non dovevo andare via io, ma cercare di far avvenire quel che volevo qui».

La storia

Ma andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro: Ampelio Zecchini, classe 1979, è cresciuto al Villaggio Badia in una famiglia di professori e con una mamma americana dell’Ohio; frequenta il liceo artistico a Sarezzo («allora pensavo che avrei fatto il fumettista») e poi fa mille lavori: il corriere, il fornaio, il commesso e il cameriere negli Stati Uniti fino a quando, nel 2004, diventa socio di minoranza di un bar di Gussago, di quelli aperti dall’ora del cappuccino al bicchiere della staffa. Un’esperienza che dura 4 anni. «A un certo punto non lo sentivo più adatto a me - ricorda - e, dato che la vita spesso fa quel che vuole, ad una festa conosco una persona che mi dice che in via Carlo Cattaneo, in centro, affittavano una licenza per un nuovo locale».

Ampelio Zecchini
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Ampelio Zecchini - Ampelio Zecchini oggi

Si butta e in poco tempo il locale, anche questo aperto da mattina a notte fonda, esplode tanto che non riesce ad ospitare tutti all’interno dopo una certa ora. A quel punto arrivano gli eventi in cascina Maggia, anche quelli da sold out, e mette le basi con alcuni amici per «Musical zoo». «Tutto correva veloce. Ero agitato, ma gasato perché ero passato dalla delusione dei primi lavori vissuti come una punizione, al successo».

Seguono le aperture per conto di altri imprenditori in Carmine, dal successo clamoroso di «Carmen town» a «Box» e «Officine delle spirito».

La svolta

«A quel punto non capivo più cosa fare, ero in una sorta di burnout: mollo tutto e, dopo 11 anni, finisce anche la relazione sentimentale dell’epoca. Avevo 38 anni. Ho pensato di tornare negli Stati Uniti e avevo anche il biglietto in mano quando, per caso, passo da piazzetta Paganora e resto folgorato da quella che oggi è la "Riserva del Grande". Era primavera e il glicine era in fiore; ho deciso che avrei fatto qualcosa per me stesso e prima di andarmene, dato che avevo seminato in questa città, ci avrei provato. A 9 anni dall’apertura sono ancora qua».

E aggiunge: «La "Riserva del Grande" è nascosta e questo mi piace. Non riuscivo più a gestire la folla, il fatto che sia la gente a decidere quel che faccio. Voglio scegliere cosa fare».

E infatti la «Riserva del Grande» è nata così, come luogo che vuol essere sofisticato nell’aspetto, ma non ingessato o snob, la volontà è servire cocktail ricercati, ma seguendo una «linea narrativa» giocosa, sperimentale, con ingredienti naturali, spezie, erbe e frutta, pensando all’ambiente. È, in sintesi, lo specchio del suo creatore: opposti in equilibrio.

I menù poi sono «tutti un programma»: c’è stato quello ispirato a Jules Verne, quello alle avventure, ai viaggi, quelli in collaborazione con artisti come Matticchio o Cinzia Zenocchini (ma ne ha tanti ancora solo in testa). «Sono un creativo - spiega -, amo dare un senso a quel che faccio».

Le sfide

Oggi le difficoltà e gli imprevisti sono più legati al personale: «In 9 anni avrò cambiato 8-9 barman, arrivano da me giovani - racconta senza nessun astio -, si fanno le ossa e poi aprono un loro locale o vengono loro offerte posizioni importanti in luoghi di pregio. Sono diventato una nave scuola» dice ridendo.

L’altra vita

«Durante il Covid - dice Zecchini - mi sono ritrovato a stare a casa, ad alzarmi e ad andare a letto presto e questo mi ha riavvicinato alla mia passione per la natura. Oggi non riuscirei a portare avanti il lavoro senza questa parte meditativa».

Oggi Zecchini abita a Mompiano con la compagna («mi sta aiutando a mettere radici vere»), è socio dei «Gnari de Mompià» e nel tempo libero con loro fa manutenzione ai sentieri e al rifugio e valorizza la Maddalena; e in vacanza frequenta la Val d’Orcia e sogna lì «un posticino al sole». «Allo stesso tempo, però - sottolinea -, sono radicato nella mia città. Far parte di una comunità dà senso alla vita».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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