Anna Danesi sul tetto del mondo: «Il segreto è la nostra mentalità»

Dall’Olimpo al tetto nel mondo. Per una storia che, di pagina in pagina, si è fatta leggenda, con le protagoniste consegnate al mito dello sport. È un’impresa senza eguali quella compiuta dalla Nazionale femminile di volley, domenica affermatasi campione del mondo, e anche chi l’ha compiuta stenta a realizzarla. Come ammette chi di quella squadra è capitana, la roncadellese Anna Danesi.
Che avete combinato di nuovo?
«Devo ancora capirlo, non abbiamo ancora avuto il tempo per farlo. Credo che, come l’anno scorso, lo comprenderemo davvero rientrando nei palazzetti, che mi auguro di trovare ancor più pieni del solito».
In un anno avete vinto tutto, con la doppietta clamorosa Olimpiade-Mondiale, qual è il vostro punto di forza maggiore?
«Credo sia la mentalità: anche quando le avversarie ci hanno messo parecchio in difficoltà, e penso soprattutto alle ultime due partite, siamo state sempre lì, anche soffrendo non abbiamo mai mollato, mentre anni fa l’avremmo fatto subito. E poi c’è il fatto che tutte, anche le compagne che entrano dalla panchina, riescono sempre a dare il meglio».
Al Mondiale avete dimostrato una forza mentale incredibile: come ci siete riuscite? Che vi siete dette?
«Ci siamo solo guardate negli occhi e siamo rimaste unite, anche questo anni fa probabilmente non sarebbe successo. Noi invece ci siamo dette che dovevamo giocare insieme, non pensare individualmente: volevamo solo portare a casa le partite e, anche se non abbiamo giocato la miglior pallavolo, quello che abbiamo dimostrato mentalmente credo valga più di qualsiasi tattica e tecnica».
C’è stato un momento nel quale ha capito che potevate farcela, o al contrario in cui ha temuto che potesse finire tutto?
«Ogni tanto me la sono fatta sotto, perché non è stato facile, e penso alla semifinale, in cui non stavamo giocando bene, ma che abbiamo comunque portato a casa, o alla finale stessa, durante la quale i set che la Turchia ha vinto li ha vinti in maniera eccelsa. Ma noi siamo riuscite a non tremare, sempre concentrate, lucide, e ho capito che ce la stavamo facendo quando abbiamo iniziato a suon di muri a non farne passare una».
Da quando è capitana ha alzato solo trofei, com’è vivere tutto questo?
«Sono una capitana fortunata, non so se sia mai successo nella storia della pallavolo italiana. Conosco queste ragazze dal 2018 e per tutto quello che abbiamo passato, per tutte le fatiche affrontate, lo step mentale fatto in due anni è qualcosa di sbalorditivo, ci meritiamo di alzare i trofei».
Lei è stata premiata anche miglior centrale.
«Lo reputo più un premio per il percorso fatto dal 2018 e per come ho interpretato il ruolo da capitana».
C’è una foto che più di tutte si porta di questo Mondiale?
«Quella dell’abbraccio con Paola (Egonu) che è persona che ho riscoperto quest’anno, è veramente speciale, ci parliamo spesso e sto scoprendo un lato di lei che non conoscevo.
Argento e nel 2018, bronzo nel ’22, ora non manca più alcuna medaglia…che si fa adesso?
«Non lo so – ride – devo solo riposare e rendermi conto di aver finalmente vinto l’unica che mancava, le ho di tutte i colori e sono tutte belle a modo loro. Non so se finirà qui, ora vogliamo solo staccare la testa per poi capire cosa fare da qui a Los Angeles».
A chi dedica questa vittoria?
«Alla mia nipotina nata a luglio».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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