Tokyo 2020, è bresciano il mago delle bici di Ganna e compagni

Il meccanico Giovanni Carini, da anni nello staff della Nazionale, spiega i segreti della preparazione dei mezzi
Paolo Venturini

Paolo Venturini

Giornalista

Il meccanico bresciano Giovanni Carini ha seguito la Nazionale - Foto © www.giornaledibrescia.it
Il meccanico bresciano Giovanni Carini ha seguito la Nazionale - Foto © www.giornaledibrescia.it

A volte sono i particolari a fare la differenza. Un record come quello dell’inseguimento che ha portato l’Italia del quartetto all’oro olimpico nasce anche da biciclette che devono essere perfette, adattate alle misure e alle esigenze dei singoli corridori.

«Cerco sempre di preparare i mezzi al meglio perché quando ti giochi tutto per questione di millesimi, ogni piccolo dettaglio, dalla posizione in sella degli atleti, alle appendici, al telaio, alla regolazione del movimento fisso, tutto, davvero tutto può fare la differenza fra la vittoria o la sconfitta. Poi ci sono certo le gambe dei corridori, ma anche la miglior gamba non può nulla senza un mezzo a puntino».

A parlare è il bresciano originario di Isorella Giovanni Carini, aggregato da anni alla Nazionale come meccanico. Passato da ex corridore vincente fino ai dilettanti, non passò mai professionista e una volta appesa la bici al chiodo restò nell’ambiente e si specializzò come meccanico. Ebbe l’intuizione di aprire una decina di anni fa insieme all’ex compagno di squadra alla Ceramiche Pagnoncelli Antonio Bucciero (promessa mancata nel ciclismo professionistico) un negozio di bici, l’Hobby bike, non lontano dal velodromo di Montichiari dove iniziò a prestare assistenza agli azzurri entrando in breve tempo nel giro azzurro.

«Seguo la Nazionale su pista e qualche volta la strada in tutte le gare che vengono disputate e negli allenamenti a Montichiari. È un lavoro certosino, di preparazione delle bici che deve sempre essere esente da difetti». Un lavoro che ha portato la Nazionale con lei a festeggiare uno storico oro: «Quando il quartetto azzurro precedente vinse le Olimpiadi io non ero neppure nato - confessa candidamente Giovanni Carini - e pertanto è una gioia inedita per tutta la Federazione. Per me che sto chino sulla bici a curare i particolari fino all’ultimo secondo, fra un mezzo millimetro in più o in meno del manubrio o della sella questa medaglia ha scritto a caratteri cubitali la mia soddisfazione perché è un premio anche per il mio lavoro».

Da destra: Milan, Consonni, Carini (al centro), Lamon e Ganna davanti alla speciale bici Pinarello da crono - © www.giornaledibrescia.it
Da destra: Milan, Consonni, Carini (al centro), Lamon e Ganna davanti alla speciale bici Pinarello da crono - © www.giornaledibrescia.it

E ora festa. «Un attimo, la spedizione olimpica non è finita, Consonni e Viviani sono impegnati nel Madison (ex Americana) e Viviani nell’Omnium. Va bene la festa, ma non posso distrarmi perché c’è ancora molto lavoro da fare». A proposito di distrazioni, com’è vivere una Olimpiade senza pubblico? «È abbastanza frustrante, soprattutto degli atleti. Per noi meccanici invece può essere meglio, perché siamo più concentrati».

 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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