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A 10 giorni dal via Milano vende moda, non ancora lo spirito olimpico

I simboli dei Giochi sono ridotti al minimo: la speranza, a questo punto, è che sotto data la magia esploda improvvisamente
Il megastore dei Giochi davanti al Duomo
Il megastore dei Giochi davanti al Duomo
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Milano corre (come sempre), non scia. Milano non slitta sul ghiaccio, anche perché le temperature nemmeno sono così rigide. Milano agli scarponi preferisce sempre stivali, mocassini e tacchi a spillo. Se proprio volete cercare un po’ di montagna, accontentatevi di qualche lavoratore stile «Gorpcore», la moda recente di vestirsi anche in città con giacche impermeabili, pantaloni comodi e scarpe da trail. Ma se volete il vero spirito olimpico, allora Milano non è (ancora) il posto giusto.

Il clima

A dieci giorni dal via, una delle due città ospitanti ancora non si può dire immersa al 100% nell’evento. Ma nemmeno al 10%, a dirla tutta. Forse perché le Olimpiadi invernali non hanno – storicamente – l’appeal di quelle estive. Forse anche perché Milano non sentiva la necessità di un’Olimpiade per autodeterminarsi. Milano magari non è vero che non dorme mai come New York, ma è una città che corre. E che nell’ultimo ventennio è cambiata, accrescendo il proprio lignaggio internazionale tra sport, eventi musicali e appuntamenti imperdibili. Milano ha appena salutato la settimana della moda, ancora non ha tempo (e voglia) di scaldarsi per le Olimpiadi.

C’è qualche cantiere qua e là (non entreremo nella polemica sulle opere non completate), d’accordo. Ma la gente è assorta tra smartphone e cuffiette, tra un tablet e un laptop, e dei Giochi non sente l’esigenza. Anche perché la promozione è ridotta al minimo, per trovare segni tangibili bisogna andare o nei luoghi sensibili, o vicini ai posti dell’organizzazione. I banner in stazione Centrale, dove anche la libreria Feltrinelli ha una linea per bambini dedicata ai Giochi. La storia delle discipline del ghiaccio e della neve sui muri della fermata metro del Portello, vicino al media center principale. Ma poco più lontano, da Sant’Ambrogio a Moscova, per strada o nell’underground, l’Olimpiade si riduce a mini cartelloni pubblicitari.

Il megastore

Unica piccola eccezione nell’Emporio di Armani in via Manzoni, dove un cubo di ghiaccio si sta lentamente sciogliendo per svelare le divise azzurre. Almeno la piazza principale e corso Vittorio Emanuele II iniziano ad avere cose visibili, come luminarie con le discipline stilizzate e una grande struttura temporanea davanti al Duomo che ospita la terrazza per i collegamenti tv ed il più grande megastore. Prezzi non proprio popolari, se si paga con carta bisogna avere però lo stesso circuito che fa da sponsor alle Olimpiadi.

Non sono più i Giochi della gente, è business per pochi. E in questo, almeno, Milano ha saputo essere all’avanguardia. «Siamo aperti dal 24 novembre – racconta una commessa – e devo dire che gli affari non vanno male, anche se è vero che molti sono stranieri. Nel weekend facciamo 11-13mila persone, tanti vanno a caccia dello stile». La struttura è mastodontica, eppure in piazza nessuno sembra curarsene. I telefoni sono puntati sempre verso il Duomo e una ragazza in inglese chiede ad un’amica: «Che è quella cosa in mezzo alla piazza?».

San Siro ospiterà la cerimonia inaugurale il 6 febbraio
San Siro ospiterà la cerimonia inaugurale il 6 febbraio

Pochi eventi

Sempre la venditrice del negozio ufficiale racconta che ora, soprattutto vicini ai siti olimpici, apriranno entro il weekend ben 70 «temporary store» per il merchandising. Ma gli eventi sono pochi, nemmeno nel cuore del centro ci sono le mascotte ufficiali – Tina e Milo – in versione maxi per una foto ricordo. Le vetrine dei negozi hanno solo i cartelli dei saldi, un richiamo all’emozioni a cinque cerchi neanche a parlarne. Non diciamo che dovrebbero essere tutte addobbate come a Natale, ma nemmeno così tremendamente tradizionali. Viene in mente così Sarajevo – chi vi scrive, l’ha visitata di recente – che invece sotto i lampioni dei viali ha ancora ora illuminato dai led il logo dei Giochi del 1984.

La dice lunga su cosa abbiano significato allora per l’ex Jugoslavia e come ancora poco sia respirata a Milano, questa edizione. La speranza, come sempre accade, è che sotto data la magia esploda improvvisamente. Intanto tutti si chiedono che ci farà (e se ci sarà, tra annunci e smentite, quanta confusione) l’Ice di Trump. State certi che, lentamente, emergerà anche il malcontento degli automobilisti: il Comune di Milano ha appena stilato il piano delle limitazioni per la prima settimana di febbraio, quella che porta ai Giochi. Al primo stop, vedrete che can can. Molto spirito, anche se poco olimpico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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