Un mese a Milano-Cortina: l’Italia punta a incantare il mondo

L’obiettivo, dichiarato, sono 19 medaglie. Perché per la terza Olimpiade invernale in casa l’Italia non vuole certo sfigurare: così, a 20 anni dai Giochi di Torino, quando manca solo un mese a quelli di Milano-Cortina (il 6 febbraio la doppia cerimonia), la corsa verso il d-day con l’accensione dei due bracieri ufficiali si fa serrata.
Non senza qualche inciampo, però. Nelle Olimpiadi di neve e ghiaccio numero 25, le prime con due città (distanti 400 chilometri) a dare il nome all’evento e anche le prime decisamente diffuse (oltre a Milano e alla località ampezzana, sono sedi olimpiche Rho, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo, Rasun-Anterselva, Tesero e Verona, protagonista anche se solo per la cerimonia di chiusura), cresce l’attesa con i consueti timori.
I lavori
Questi relativi soprattutto a logistica e ritardi nei lavori. In Piazza Duomo a Milano e in Piazza Angelo Dibona a Cortina, tra le luci delle feste ormai ai titoli di coda, i due grandi Countdown Clock continuano a scandire l’inesorabile avvicinamento. E se sono in doppia cifra i portabandiera, anche i conti non scherzano: a San Siro sfileranno Arianna Fontana e Federico Pellegrino, mentre a Cortina tocca a Federica Brignone e Amos Mosaner. Il piano dei Giochi prevede 98 opere per un investimento complessivo di 3,54 miliardi di euro, di cui solo il 13% dedicate alle Olimpiadi e l’87% alla eredità, soprattutto per interventi stradali o ferroviari (per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per quelle che restano in nei territori coinvolti).
La spesa si concentra principalmente in Veneto e Lombardia, che sfiorano ciascuno 1,5 miliardi di euro. Ma nonostante si proceda senza sosta in questa corsa contro il tempo di fatto annunciata, il clima da cantiere contraddistingue le aree interessate dai Giochi: il report fornito da Libera insieme alle 20 associazioni promotrici della rete civica Open Olympics 2026 evidenzia che solo 42 opere hanno una fine lavori prevista prima dell’evento: «Il 57% degli interventi sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere che si chiuderà nel 2033».
I costi
Sedici interventi, inclusi otto essenziali (tra cui la controversa pista da bob di Cortina, l’innevamento artificiale e il Villaggio olimpico di Cortina) presentano una consegna solo parziale. Gli slittamenti di fine lavori rappresentano il 73% delle opere del piano. E salgono anche i costi con un 157 milioni di euro in più, con aumenti che riguardano 34 opere già presenti, uno sdoppiamento e tre nuovi interventi. Le variazioni più rilevanti toccano Longarone (+43 milioni), Perca (+31 milioni) e Sondrio (+13,3 milioni). Certo è che il 57% delle opere verrà completato dopo i Giochi: il Veneto ne ha il maggior numero (25), per un valore economico complessivo di circa 1,42 miliardi di euro, pari a circa il 40,2% della spesa totale (9 sono essenziali per i Giochi). Anche qui la spesa è aumentata di oltre 75 milioni di euro.
Proteste verdi
Non mancano le accuse da parte degli ambientalisti che – foto aeree alla mano – mostrano l’altra faccia dei Giochi fatta anche di sbancamenti, alberi tagliati, cemento in aree invece baciate dalla natura. Quanto all’incognita neve, Simico ha garantito la piena funzionalità degli impianti, in particolare a Bormio, dove saranno impegnati i campioni dello sci alpino.
E mentre valli e città aspettano gli oltre 3000 atleti provenienti da 96 paesi a caccia delle 672 medaglie in palio, con l’Italia che lavora giorno e notte per arrivare all’appuntamento al top, i campioni guardano al sogno inseguito per un quadriennio. A Cortina riflettori su Lindsey Vonn: l’americana ultra quarantenne punta a lasciare ancora il segno sulla sua pista prefertita. Gli azzurri, in un mix di giovani talenti e vecchie certezze, cercano gloria: a Pechino nel 2022 le medaglie furono 17 con due ori; vent’anni fa a Torino 11, ma con cinque titoli. Un mese per poi presentarsi al mondo al meglio.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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