Mazzone, il ricordo di Baggio: «Leale e sincero, è stato fantastico e l’unico a capirmi»

Non c’è Brescia senza Baggio. E non c’è Baggio senza Mazzone. Eppure, prima di quell’incontro fatato, prima di quella triangolazione che avrebbe consegnato il Brescia alla storia - un incontro ammantato anche di aneddoti romanzati e favoleggianti - Baggio era già Baggio. E soprattutto, era già pallone d’oro. Però era un incompreso e quando Corioni realizzò quella follia, Roby era diretto verso il dimenticatoio del mondo del calcio. Aveva 33 anni e, la storia è nota, si allenava da solo a Caldogno con il suo preparatore atletico Enrique Miguel. A Baggio, dopo il primo feedback positivo con patròn Gino, bastò un contatto con Mazzone per vedere davvero una possibilità di rilancio dentro la scelta controcorrente di ripartire da una piazza provinciale gloriosa, ma non certo troppo vincente.
Baggio ha saputo da amici della scomparsa di Mazzone ed è rimasto molto scosso. Solo a tarda serata, attraverso l’Ansa, ha fatto pervenire il suo messaggio: «È stato fantastico averti come mister. È stato meraviglioso saperti leale e sincero. È stato troppo poco il tempo passato insieme. Sono certo che l’amore delle tante persone che ti hanno voluto bene ti accompagnerà per sempre. Perla rara in un mondo che avrebbe bisogno del tuo esempio sempre coerente e sinceramente autentico. È stato bellissimo incontrarti carissimo mister, auguro al tuo viaggio eterno il meritato riposo nella luce più bella».
Un messaggio pieno di amore. Tra l’altro, quasi a supporto della «tesi» di un rapporto magico, certo unico e speciale, tra i due, c’è anche il fatto che proprio ieri mattina sul settimanale «Sportweek» è comparsa una lunghissima e intensa intervista a Baggio. Lui che si concede pochissimo ai giornalisti, lo ha fatto - naturalmente senza che potesse saperlo - proprio in un giorno che non sarebbe stato come tutti gli altri. E lo ha fatto proprio regalando parole colme di riconoscenza nei confronti di Mazzone.
«Per lui avrei fatto anche l’impossibile» le parole di Baggio. Che ha detto anche: «Gli ho voluto e gli voglio bene perché è sempre stato un uomo puro e vero. Con lui c’era un rapporto senza filtri di rispetto reciproco. Era un gigante di umanità e lui più di chiunque aveva capito che persona sono». E ancora: «È riuscito ad andare subito oltre quello che gli avevano raccontato di me. Dicevano che rompevo gli spogliatoi, che litigavo con gli allenatori: tutte cavolate. Una verità sa disintegrare mille bugie e chi ha giocato con me, a parte qualche ruffiano, sa che persona sono. E Mazzone lo aveva capito subito».
Il racconto
Nella stessa intervista, Baggio - che volentieri aveva dato la propria testimonianza anche all’interno del docufilm «Come un padre» - ha tra l’altro più in generale parlato della sua esperienza bresciana nella quale ha giocato anche al fianco di Pep Guardiola.

«Ricorderò sempre un suo gesto di grande sensibilità. Io rientravo da un infortunio, dopo un lungo stop, e lui ha voluto darmi la fascia da capitano mentre entravo in campo contro la Fiorentina: poi ho segnato una doppietta. Guardiola è uomo di grande intelligenza, aveva una visione tattica superiore già da giocatore . È stato un compagno straordinario. Sono rimasto per 4 anni a Brescia e mi sembra che quel tempo sia volato, polverizzato in un lampo. È stato così bello, intenso che alla fine è durato troppo poco». Tutto merito anche di Carlo Mazzone: chissà se lui e Roby avessero trascorso più tempo calcistico insieme...
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