Cannizzaro: «Il quinto posto mi sta stretto, ma sono felice»

Quinto e felice: si può essere contenti anche senza medaglia al petto. Simone Cannizzaro conclude la sua prima avventura paralimpica battuto nella finalina per il bronzo del torneo dei 90 chilogrammi categoria J2 di judo. Il bresciano si arrende al brasiliano Marcelo Adriano De Acevedo Casanova, bravo a realizzare il waza-ari decisivo dopo 1’14”.
Percorso
Cannizzaro le prova tutte, ma riesce solo a rimediare due shido, per aver presa irregolare e falso attacco. Il percorso del bresciano era cominciato con la sconfitta ai quarti di finale contro l’ucraino Oleksandr Nazarenko. Cannizzaro aveva preso una penalità dopo 15”, per poi subire un waza-ari dopo 24”. Allo scoccare del minuto di combattimento il rivale aveva piazzato l’ippon decisivo. Grandissima reazione del judoka della Badia nel match di recupero contro il tedesco Goral, battuto per ippon. Il teutonico era avanti grazie a un waza-ari realizzato alla prima presa, ma appena nove secondi più tardi il bresciano lo ha ribaltato. Il sogno non ha avuto il lieto fine, ma comunque si può sorridere.
Sensazioni

«Stavo bene, mi sono presentato in forma sul tatami - racconta Cannizzaro -. In tribuna c’erano i miei genitori, mio fratello, gli amici, in 20 sono venuti da Brescia, avrei voluto regalare loro qualcosa in più del quinto posto. Di sicuro comunque è il giorno più bello della mia vita, ma il quinto posto mi sta un po’ stretto».
Nessun rimpianto comunque, ma tanta tranquillità: «Ho dato tutto, mi sono allenato seriamente, nonostante il lavoro visto che non sono un atleta professionista». L’esperienza al villaggio è stata stupenda: «Ti svegli e vedi i palazzi pieni di bandiere, sei in mezzo agli atleti più forti al mondo di tutti gli sport. Ho respirato un clima sereno e ho cercato di godermela».
L’ultimo auspicio è per stasera: «Se la delegazione mi segnalerà andrò volentieri alla cerimonia di chiusura (le Paralimpiadi infatti vivranno oggi la loro ultima giornata, ndr)». Poi tornato a casa tanto riposo: «La priorità sarà riposarmi perché sono veramente stanco. Ho 26 anni e dovrò capire cosa fare del mio futuro. Mi piacerebbe avere una stabilità. Farsi altri quattro anni lavorando part-time e allenandosi nel resto del tempo non so se sia possibile. Sono sacrifici a livello sia fisico sia economico».
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