Calcio

Brescia 4 bellezze: Di Molfetta e il senso per l’estetica del gol

Fabrizio Zanolini
Nella squadra di Diana spicca la qualità della mezz’ala-trequartista che oltre a 4 reti conta pure due assist
Davide Di Molfetta contro la Pro Patria - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Davide Di Molfetta contro la Pro Patria - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
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Educato. Non parliamo dei modi e del porsi nei confronti degli altri di una persona. Bensì di un piede. In particolare di un piede destro. Quello di Davide Di Molfetta. Il «Paolo Di Canio di Sesto S. Giovanni» – così fu ribattezzato dagli addetti ai lavori una decina d’anni fa – sta lasciando il segno in questa prima fase del campionato con la maglia del Brescia. Il giocatore fa parte del gruppo (già FeralpiSalò) per la quinta stagione consecutiva, a suon di gol e di assist. Ben quattro le reti messe a referto in sette partite in campo (sei da titolare e una da subentrato nella ripresa) e nessuna di queste è stata banale. Il primo e l’ultimo della serie (aperta...) sono stati gol d’autore. Di quelli da lustrarsi gli occhi e che, se realizzati da un qualsiasi top player che va per la maggiore, sarebbero passati più e più volte nelle clip calcistiche.

Perle

Fenomenale il primo: il destro a giro dal vertice sinistro dell’area dell’Arzignano è un tracciante di rara bellezza che si infila all’incrocio opposto. Rappresenta anche un gol storico, perché è il primo della neonata Union Brescia in campionato. Ed è sempre con il destro che, raccogliendo la respinta corta del portiere della Giana Erminio, stoppa e fulmina lo stesso estremo difensore mandando sotto la traversa per il vantaggio del Brescia. Il destro non trema quando, sul «campetto» della Virtus Verona, spiazza Sibi dagli undici metri, realizzando il rigore del momentaneo vantaggio bresciano. Arriviamo quindi alla recentissima esultanza allo Speroni di Busto Arsizio. Qui, dal limite dell’area, con una finta provoca la scivolata di un avversario per poi scaricare, di destro, sotto la sbarra.

Quattro gol quindi, ma anche due assist e mezzo. Quello confezionato con il tacco a Zennaro che ha aperto la goleada con la Pro Vercelli, e quello con il contagiri per Maistrello, che ha permesso di riacciuffare il Renate. Il mezzo? Sempre con il Renate. Parliamo dello splendido «taglio» sul secondo palo per il tiro-cross di Cisco, deviato in rete da Spagnoli, che vale mezza rifinitura. Anche il suo ex responsabile del settore giovanile del Milan, Filippo Galli, recentemente ne ha esaltato le doti tecniche: «Di Molfetta? Lo sento ancora – le parole del già difensore del Brescia –. E quando succede, gli ricordo sempre che lo aspetto in serie A. I colpi e le giocate non gli mancano di certo».

Trequartista, interno con licenza di muoversi tra le linee, seconda punta. Tutti ruoli che Davide ha ricoperto negli ultimi anni, con una preferenza per il primo succitato. Lo stesso Diana ha affermato quanto al ventinovenne di Sesto San Giovanni venga naturale posizionarsi su quella mattonella dietro le punte, tanto che nelle ultime due partite con lui in campo (negli ultimi 270’ ha saltato i 90’ centrali con la Pergolettese per un acciacco) il tecnico dei biancazzurri ha modificato il 3-5-2 in un 3-4-1-2 per esaltarne le caratteristiche.

Quelle che il 30 maggio 2015 gli valsero l’esordio in A, entrando negli ultimi minuti a Bergamo in Atalanta-Milan (1-3). Questa chicca nel curriculum è un «dono» di Pippo Inzaghi (che l'aveva avuto negli Allievi Nazionali del Diavolo), in quella stagione alla guida dei rossoneri. L’ex tecnico (anche) delle rondinelle stimava il giovane Di Molfetta «per le sua facilità nel saltare l’uomo e per quelle qualità tecniche che, oltre a fargli vedere la porta, gli permettono anche la rifinitura decisiva per un compagno». Qualità che Di Molfetta non ha scordato. Grazie alla memoria di quel destro. Educato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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