«Dialoghi sul talento». E nessuno meglio di un vincente come Pep Guardiola che questa sua caratteristica di vincente, prima da giocatore e poi da allenatore (esempio: 103 partite vinte in Champions, secondo all time), l’ha costruita su - appunto - un talento innato accompagnato dal sacrificio, avrebbe potuto impartire a 3.500 studenti quelli che prima di tutto sono stati insegnamenti di vita?
È stata davvero una mattinata speciale quella di ieri in una Cuneo che per l’evento organizzato dalla fondazione Vialli-Mauro in collaborazione con la fondazione di Guardiola stesso, ha accolto il tecnico del Manchester City. Molto sereno e rilassato nonostante il ko di domenica, ma Pep lo sa che conta soprattutto arrivare al traguardo. E soprattutto Pep sa che «anche se con le vittorie si dorme meglio, con le sconfitte si impara». L’allenatore catalano è tornato in Italia, seppur per un breve blitz, a tre mesi di distanza dalla sua ultima visita. Quella che a giugno lo portò a Brescia per dare vita a una splendida reunion con alcuni suoi compagni di squadra in biancazzurro. E in un modo o nell’altro, tutte le strade, anche quelle dialettiche, finiscono sempre per portare Guardiola a Brescia e al Brescia. E ieri mattina, tre sono stati i riferimenti direttamente riconducibili alla Leonessa. Il primo lo ha portato a ricordare che: «Il giocatore di più grande talento con cui ho giocato è stato Roberto Baggio».




