Stadio Rigamonti, il nuovo salotto buono di Brescia

Ciò che conta è che torni a essere un fortino. Intanto, però, è anche un piacevole luogo in cui tessere relazioni
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

I tifosi del Brescia al Rigamonti - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
I tifosi del Brescia al Rigamonti - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Caro, vecchio, vituperato «Riga»: chi lo avrebbe mai detto? Resta superato, resta inadeguato alle esigenze del calcio d’oggi e per gli standard di comodità ai quali tutti siamo bene o male abituati. Dunque – non dimentichiamolo e non fingiamo che non sia così – resta un problema da risolvere (e al più presto: prima che l’ineffabile e implacabile burocrazia italiana faccia calare la sua scure). E proprio per tutto questo: chi lo avrebbe mai detto che il vetusto stadio di Mompiano si sarebbe trasformato da posto da evitare in posto in cui si deve essere?

Il salotto buono

Così all’improvviso, senza che ce ne rendessimo conto, da circolino buono per i ritrovi di irriducibili e a volte commoventi «quattro gatti» che al Brescia erano rimasti attaccati nonostante tutto, il «Rigamonti» è diventato il salotto buono della città. Che è un inebriante piacere frequentare. Un crocevia di imprenditori, dirigenti, politici. Un luogo in cui sperare anche di fare incontri per riuscire ad allungare il proprio biglietto da visita all’interlocutore giusto: per intessere relazioni, avere degli scambi che potrebbero anche avere un ché di utile. Non si sa mai.

La passione

E il tutto scorre in parallelo a una passione che per qualcuno è stata semplicemente da riscoprire e rispolverare, per altri è un esercizio tutto nuovo da praticare in un ambiente aperto a tutte le contaminazioni e diventato accogliente dagli zero ai 99 anni: nessuno si sente escluso. Non i «quattro gatti» di cui sopra, non chi si è appena approcciato. Fermo restando, che al di là delle occasioni che «esserci» offre, la sintesi tra tutto e tutti deve comunque essere rappresentata dal nuovo Brescia.

Che deve essere il Brescia di chi c’era, di chi c’è e di chi ci sarà nella buona e nella cattiva sorte. Oltre la moda del momento: la sfida è far diventare Mompiano una passerella permanente e allo stesso tempo un fortino inespugnabile per chiunque passi di qui. Stile e fuoco: devono e possono convivere. Noi bresciani, si sa, abbiamo l’entusiasmo facile: ma proprio come in una storia d’amore, se trovarsi è facile la vera magia è non perdersi nei tempi difficili. Servono impegno, cura e dedizione. Il ritrovato orgoglio bresciano non deve essere la medaglia da esibire sulla scia dell’emotività. Ora che ci siamo tutti ritrovati, non perdiamoci (mai) più. E facciamo del nuovo salotto buono la stanza dei sogni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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