Calcio

Brescia, riecco Gallo: dallo strappo nel 2013 alla sfida col Vicenza

L’attuale tecnico dei veneti arrivò come vice di Giampaolo, ma se ne andò subito: la Curva gli contestò alcune dichiarazioni rilasciate al suo arrivo all’Atalanta
Gianluca Magro

Gianluca Magro

Caposervizio

Fabio Gallo (a sinistra), qui con Quaresmini dell'Ospitaletto - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Fabio Gallo (a sinistra), qui con Quaresmini dell'Ospitaletto - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Brescia-Vicenza non è una partita come le altre già di suo. Tante sfide, tanti doppi ex, polemiche che alcune volte si sono trascinate oltre il rettangolo di gioco. In tutto ciò si inserisce Fabio Gallo, attuale tecnico dei berici, il quale col Brescia ha una storia in sospeso. Che si interseca tra il suo essere stato calciatore e poi oggi allenatore.

Corsi e ricorsi

Con il Brescia Gallo ha giocato tre stagioni (’92-’95, una promozione e l’Anglo Italiano in bacheca), e nel maggio del 94 al Vicenza segna pure: l’1-0 del 2-2 al Menti, viatico per la promozione in A. Poi però passa all’Atalanta (’95-2001), ne diventa uno dei simboli con oltre 150 presenze. E i tifosi del Brescia il naso lo storcono, soprattutto quando le strade tornano ad incrociarsi ad inizio estate del 2013.

Corioni sceglie Marco Giampaolo per la panchina, lui vuole Gallo come vice, perfetto collante tra mister e squadra. «A Brescia ho solo ricordi bellissimi – dice Gallo – e so che qualcuno non vede di buon occhio il mio ritorno, ma fu il Brescia a cedermi all’Atalanta prendendo anche dei bei soldi. Non penso debba essere visto come una colpa il mio passato in nerazzurro». Ma non è così.

Fabio Gallo quando vestiva la maglia del Brescia
Fabio Gallo quando vestiva la maglia del Brescia

La contestazione

Il 3 luglio, giorno del ritiro, una ventina di tifosi della Nord arrivano per augurare buon lavoro al nuovo tecnico, ma anche per ribadire che loro, Fabio Gallo, nello staff biancazzurro non vogliono vederlo, soprattutto per alcuni dichiarazioni rilasciate dall’allora centrocampista sull’ambiente bresciano non appena approdato a Bergamo. Giampaolo accetta, non troppo di buon grado, di dialogare con loro. Spiega che non è disposto a fare un passo indietro, che Gallo ha lavorato con lui a Treviso e che sa quanto possa dare al gruppo.

Ma si capisce subito come ognuno resti sulla propria barricata, rendendo clima e situazione tesi. E la società, in mezzo a quella che ha tutta l’aria di essere una sorta di (falsa) quiete prima della tempesta, non prende del tutto il timone in mano. Il giorno dopo Gallo si dice rammaricato per quanto accaduto e aspetta un segnale proprio dalla società. Come a dire «quindi cosa devo fare?». Perché a fronte del muro contro muro scelto da Giampaolo con gli ultras, lui non pare avere voglia di fare un passo indietro. Da lì i segnali mandati al presidente Corioni.

L’epilogo

Sabato 6 luglio Gallo incontra gli ultras. Un quarto d’ora di confronto, aspro, nel quale i tifosi gli rinfacciano il passato e alcune dichiarazioni, tra cui quella relativa alla curva atalantina, giudicata di «alto livello» rispetto a quella bresciana. Il tecnico risponde, si prende 48 ore di tempo per decidere, ma di fatto uscito dall’incontro e capendo l’aria che tira confessa ai dirigenti di volersene andare. Viene ascoltato dalla Digos, con lui anche il diesse Visci, ma la frattura è insanabile. Ed è una delle crepe che porterà poi all’addio di Giampaolo a fine settembre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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