Brescia, l’Union alla prova: è tempo di misurare i rapporti

Il pari con l’Ospitaletto ha innescato malumori: il momento è spartiacque e le ultime 48 ore in casa Union sono state poco serene, come il meteo di questi giorni
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Un momento di Ospitaletto - Union Brescia - Foto New Reporter Comincini  © www.giornaledibrescia.it
Un momento di Ospitaletto - Union Brescia - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Dopo il diluvio, un timido sole. Ma l’ombrello resta lì, a portata di mano, perché nel cielo sono rimaste un bel po’ di nuvole. L’evoluzione del meteo dalla domenica al lunedì, è la metafora perfetto per descrivere quelle che sono state le ultime 48 ore in casa Union Brescia. Se scrivessimo che va tutto bene, che la serenità è il piatto forte, scriveremmo una bugia.

Il pareggio contro l’Ospitaletto ha scatenato forti malumori. Se questi diventeranno strascichi, lo scopriremo esattamente tra 6 giorni. Alla luce di quella che sarà la performance - ancora prima del risultato - contro il Vicenza. Insomma: è il primo vero momento spartiacque della stagione per un Brescia che fa i conti con le assenze e, ora, anche con qualche fantasma. Cosa significa momento spartiacque? Tutto e niente. Ma di certo la sensazione è che siamo arrivati alla prima prova di maturità – vera – per la società, per Aimo Diana, per i giocatori.

Rapporti

È il momento di misurare la tenuta dei rapporti. Al di là del peso specifico dell’impegno alle porte – ma poi seguirà il confronto, sempre da circoletto rosso con il Cittadella con in mezzo l’inopportuna trasferta a San Benedetto – in palio, tra le righe, c’è molto di più. Con la temperatura che si è alzata dopo la domenicaccia vissuta contro a Ospitaletto. Dove il Brescia ha dimostrato di non aver superato mentalmente l’harakiri con l’Alcione e chissà che altro.

Sta di fatto che è stato un flop, che ha coinvolto giocatori e allenatore, tutti dentro lo stesso calderone. Nessuno ci ha capito molto in una prova talmente brutta da far scivolare in secondo piano la pur condizionante situazione infortuni. Apriamo e chiudiamo parentesi: onestamente, sul serio qualcuno pensa che dal Vicenza all’ultima della lista c’è chi potrebbe fare a meno del 90% dei suoi attaccanti e di altri giocatori strategici? Ovviamente ne risentirebbe chiunque e non si può fingere che questo non sia un tema. Casomai, diventa dirimente capire perché tanti giocatori cadano settimanalmente come birilli. Ma il Brescia visto al «Corioni», confuso e spaesato sotto il punto di vista tecnico e tattico, ma anche fisicamente preoccupante, non consente di appellarsi alle defezioni in prima battuta. Perché a mancare sono state le basi.

Flop

Nell’arco di un intero campionato, può accadere di sbagliare in maniera clamorosa qualche partita. E dal punto di vista dello spirito, fino a domenica, pur tra prestazioni più o meno buone, il Brescia non era mai mancato. È bastato però il primo scivolone grosso (lo è stato anche se comunque è arrivato un punto) per far emergere malumori figli certamente della botta calda, ma che possono anche nascondere qualcosa di più. Il presidente Pasini si è lasciato andare a uno sfogo molto pesante. E anche se è vero che ha interpretato lo stato d’animo dei tifosi, è altrettanto vero che lui è il numero uno e che le sue parole pesano il triplo. E che possono sortire effetti di qualsiasi tipo sia sulla squadra che sull’allenatore: sarà l’occasione per gruppo e staff di dimostrare come sanno assorbire le bordate e quanto sanno compattarsi.

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Prova della verità

Le parole di Pasini, che tuttavia tra domenica sera e ieri era segnalato come già molto più tranquillo, hanno forse tradito anche quello che per la verità già da molte settimane appare come un segreto di Pulcinella: il vero obiettivo è la vittoria del campionato.

E 10 punti (onestamente tanti e troppi a prescindere da obiettivi veri o presunti) di gap dal Vicenza con una perdita di posizione in aggiunta, hanno scatenato insofferenza. Perché questa è una settimana della verità? Perché, appunto, si capirà se e quanto i rapporti tra tutte le componenti sono solidi. Se lo sono, questo è il momento di proteggere e di proteggersi a vicenda. Se crede in lui, la società deve proteggere, facendolo sentire forte e sostenuto, l’allenatore – molto esposto ai venti, anche perché è a scadenza di contratto e questo non è un dettaglio – così come l’allenatore deve proteggere i suoi giocatori così come ovviamente i giocatori devono proteggere il loro allenatore.

Giuseppe Pasini e Aimo Diana - Foto New Reporter Comincini  © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Pasini e Aimo Diana - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Serve che tutti si guardino in faccia con franchezza e che dalle scarpe ci si levi eventuali sassolini. Servono i nervi saldi, serve essere davvero compatti, serve lucidità: occorre dare una risposta a se stessi e all’ambiente perché un’altra prova come quella contro l’Ospitaletto non sarebbe accettata e potrebbe avere delle conseguenze. E Diana, nel mirino di molte critiche, oggetto di mugugni, potrebbe rischiare. Eccetera eccetera. Nel calcio, alle volte è un attimo: anche per tornare, eventualmente, a farla girare bene e aprirsi nuovi scenari. Bisogna volerlo, fortemente. Domenica capiremo molte cose.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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