Brescia: media punti in rialzo, ma per il «salto» adesso serve altro

Una media punti migliorata, ma una squadra che ancora non ha fatto il «salto». I venti punti messi a referto dall’Union Brescia con Eugenio Corini in panchina negli ultimi dieci match danno una media di 2 punti a partita contro l’1.58 che Balestrero e compagni avevano messo in cassaforte nelle diciannove partite con Aimo Diana al timone che di punti ne aveva conquistati trenta.
D’accordo, la differenza delle gare giocate con l’uno e l’altro non possono dare un perfetto raffronto, ma 10 partite sono già una buona indicazione sul tipo di cammino intrapreso dopo il cambio tecnico. Un cammino fatto di sei vittorie, due divisioni della posta e due, inaspettate, sconfitte.
Il punto
Sta proprio nel quando il Brescia è mancato. E quel «quando», unito anche (e non è dettaglio da poco) al «come», dice che i due mezzi passi falsi e i due «interi» sono arrivati nel momento topico. Quello che avrebbe decretato «quel salto». Il primo, al Piola di Vercelli. La squadra era reduce da quattro vittorie consecutive (Dolomiti Bellunesi e Arzignano in trasferta, Inter U23 e Trento in casa) e viaggiava sulle ali dell’entusiasmo.
Lo 0-0 in Piemonte non ha fatto cogliere la quinta vittoria consecutiva, filotto non ancora centrato in stagione (con questa, altre due volte la squadra s’è fermata a quattro successi di fila) e ha scontentato un po’ tutti, soprattutto chi si attendeva un Brescia più autoritario e incisivo. Ma un punto esterno, nonostante tutto, può assumere un valore maggiore se seguito dal ritorno dei tre punti la settimana appresso. Ma lì è invece arrivata la prima debacle dell’era Corini a causa dell’1-2 interno con il Renate. Urgeva quindi una pronta, anzi prontissima riscossa giunta a Gorgonzola sul campo della Giana, con il Brescia a passare all’inglese nonostante l’inferiorità numerica per quasi tutta la ripresa.
Per cui, dopo una prova convincente di maturità, l’esame finale era rappresentato dal match all’altro Piola, quello di Novara. Ed invece, altro 0-0 insapore, per confermare sempre la mancanza di quei dieci centesimi per fare l’euro. Quei centesimi che la netta vittoria con la Virtus Verona al Rigamonti pareva aver rimesso nelle tasche dei biancazzurri. Tasche bucate, perché al Voltini, lunedì sera, ne sono rotolati anche di più sull’erba cremasca per l’indigeribile sconfitta con la Pergolettese. Per una squadra che, giusto ricordarlo, era e resta in emergenza, ma che qualche buon puntello dal mercato l’ha comunque avuto.
«Abbiamo perso non solo la partita, ma la possibilità di consolidarci come squadra», il pensiero comune nel post gara di mister Corini e di De Francesco. Concetto che richiama all’ordine qualcuno, reo probabilmente di essersi mentalmente adagiato su qualche recupero o le new entry del gruppo, come se inconsciamente la tensione si sia un po’ affievolita.
Quel «non bisogna demandare al compagno, ma assumersi le proprie responsabilità di quello che va fatto» esplicato sia dal tecnico sia dal centrocampista rimanda a quel pensiero. Così come quel «se vuoi diventare grande del tutto, queste partite le devi vincere» fa capire che il Brescia è ancora alla ricerca di quei centesimi. Per poter gestire il finale di regular season e programmare al meglio i play off. Non basta la media punti migliorata. Ora, quel «salto», è d’obbligo.
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