Il finale regala delle immagini che gli resteranno stampate in testa per un bel po’. Partiamo dal cuore della questione: no, Corini non è in discussione. Questo almeno risulta in serata, dopo la sconfitta con la Giana: il sentore non è quello di un club che intende portare avanti delle riflessioni sulla sua figura. Fin qui Pasini ha tirato dritto senza farsi condizionare dal vento popolare e nemmeno dalle diversità di vedute nella compagine societaria. La direzione sembra ancora la stessa, anche se la logica dice che la sfida di sabato col Cittadella può essere dirimente. A ora, dall’interno conta la considerazione suprema: l’allenatore ha la squadra in mano.
Le parole
Il dopogara ha anche regalato un flash: quello di un breve rendez vous, all’aperto appena fuori dagli spogliatoi, tra l’allenatore, il diesse Ferretti e il responsabile dell’area tecnica Pederzoli. Espressioni amare, ma nulla più. Poco prima nelle interviste Corini si era così espresso: «Se mi sento in discussione? Un allenatore lo è sempre. Sono arrabbiatissimo, perché potevamo gestire meglio tante cose».

L’umore della piazza è esploso con tutta la sua forza dopo il pallonetto di Quaggio: «E io lo comprendo – dice Eugenio –, perché è anche il nostro. Abbiamo regalato la partita e dobbiamo assumercene la responsabilità. Ma abbiamo pure il dovere di reagire, come ci è già capitato di fare in passato». L’allenatore trasmette all’esterno un messaggio già recapitato negli spogliatoi al suo gruppo: «Se c’è una differenza di valori con l’avversaria bisogna farla valere in campo, non soltanto a parole».
Momento e lucidità
Il volto è tirato, Corini parla apertamente di «momento delicato» nel quale bisogna però «saper stare», senza farsi travolgere. È un vecchio mantra del bagnolese: «A dispetto di tutto devo riuscire a essere lucido. E quindi essere consapevole del fatto che ci siano delle basi solide sulle quali costruire. Anche questa volta abbiamo creato tanto, c’è mancato sempre quel pezzettino per concretizzare».
Ora lo scontro diretto col Cittadella assume connotati completamente diversi: si tratta di sopravvivere nella lotta al vertice, non più di far sentire il proprio fiato sul collo a chi sta davanti. «Non dobbiamo avere paura, semmai rispetto», s’affretta a precisare Corini. Che intimamente, però, sa bene che la partita di sabato è destinata a essere uno spartiacque. Per la stagione del Brescia e, forse, per la sua avventura in biancazzurro.





