Union Brescia, contro l’Alcione una sconfitta come un harakiri

Grosso guaio, ma grosso grosso, a Mompiano dove il Brescia proprio non ce la fa a sentirsi a casa nonostante le mura siano accoglienti come non mai. Più che una sconfitta, ieri s’è consumato un harakiri in piena regola. L’Alcione, che era arrivato al Rigamonti a mani nude per portar via al massimo un pareggio senza nemmeno troppe pretese, a un certo punto s’è visto armare dal Brescia: la squadra milanese non s’è così fatta pregare due volte per mettere a segno il delitto perfetto al minuto 71’.
L’arma: una colossale dormita difensiva da uno dal quale non te l’aspetti come Silvestri che anziché spazzare l’area piccola dopo un miracolo di Gori su Bright azionato da una traversa colpita per sbaglio (era un cross sbagliato...) da Chierichetti, è rimasto immobile davanti al portiere (che era ancora a terra) dando ancora a Bright l’occasione per colpire. E ha colpito. Una leggerezza, o una lettura superficiale, costata una sconfitta casalinga immeritata. Ma pur sempre una sconfitta. Di quelle che l’Union Brescia non si sarebbe potuta permettere.
Morale e classifica
Perché pesa il doppio se non il triplo: il Vicenza è ufficialmente in fuga col +8 sulle inseguitrici. Inoltre si tratta di altri punti persi in casa. E poi, è una questione anche di morale: un ko così può picchiare ulteriormente in testa a una squadra già duramente picchiata dalle assenze e con giocatori ancora a mezzo servizio tra quelli a disposizione. Su questo insieme non si può soprassedere: in buona parte aiuta a spiegare l’epilogo nerissimo. Che anche nelle condizioni di ieri (prima della gara c’è stato anche il forfait di Giani che ha preso una forte botta in allenamento) si sarebbe potuto e soprattutto dovuto (ripetiamo: dovuto) evitare.
Imprecisioni e Fvs
Ma è difficile pensare che con qualche cartuccia in più, anche solo nei ricambi, non sarebbe andata diversamente. Il tema poi è sempre quello: si crea, si crea... ma non si concretizza. O se si concretizza, ecco l’Fvs attraverso il quale l’arbitro al 25’ ha ravvisato una o più irregolarità a scelta (tante le versioni da casa arbitri tra un fallo di Pasini, un fuorigioco di Vesentini diventato attivo per una mano appoggiata sulla spalla di un avversario, un fuorigioco di Silvestri sul quale però forse c’era un rigore) che hanno portato all’annullamento di un gol di Cazzadori sbucato col mancino da una tonnara in area sugli sviluppo di un angolo. Un gol che il Brescia, che pure non era partito scioltissimo, si era meritato. E preceduto da una doppia clamorosa occasione di Cisco versione seconda punta che prima ha calciato su Agazzi e che nella stessa occasione con palla rimasta in gioco ha colpito un palo.

Zona gol
Ecco, gli errori: c’è stato quello di Silvestri, ma ci sono stati anche quelli sottoporta. E allora torniamo alle assenze e alla mancanza di una punta-punta. Viene difficile anche prendersela con Cisco che ha sbagliato ogni scelta possibile in fase conclusiva (all’attivo anche una traversa nella ripresa, sullo 0-0, sulla cui respinta Cazzadori è scivolato malamente e Pasini non è arrivato per un soffio in zona riga di porta), ma che se è arrivato a concludere è perché s’è costruito tutto da solo. In una giornata in cui sebbene rabberciato il Brescia non ha certo sfigurato sul piano dell’attitudine, tentando di andare oltre cercando di appoggiarsi anche sulla spinta di De Maria (prezioso nelle due fasi) e Vesentini, durato però solo un tempo.
Quest’ultimo fa parte dei giocatori ancora a mezzo servizio come lo erano Di Molfetta e Zennaro chiamati in causa solo negli ultimi 25’ per provare a forzare: ma si è visto che non ne avevano. E se le chiavi per provare a far girare il quadro che la panchina fornisce sono due giocatori recuperati a forza, un 2006 come Valente ancora acerbo e in più da utilizzare fuori ruolo e un Primavera – Tagliabue – all’esordio dopo che sabato aveva giocato 60’ con i baby, diventa ancor più dura per una squadra già chiamata a reggere l’anima con i denti. Che quell’anima, come detto, l’ha nel complesso retta con onore e senza risparmiarsi al punto da aver comunque in qualche modo comandato il gioco. Tutto vano visto che poi ci si è fatti infinocchiare nell’unica – dicasi unica – situazione di pericolo.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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