Ospitaletto-Brescia, il derby dimezzato è caccia al riscatto per due

Per fortuna c’è il campo. Per fortuna si gioca. E in qualche modo tutto sarà alle spalle. Quel «tutto» sarà destinato a rimanere nella memoria e negli almanacchi del calcio bresciano, però alle spalle. Il conto alla rovescia per arrivare a un derby che alla fine di romantico avrà solo il quadro senza la cornice, è stato scandito da ordini, contrordini, polemiche e un carico dal peso indefinito di frustrazione, imbarazzi, amarezza, rabbia e un profondo senso d’ingiustizia per l’immeritata punizione inflitta alla stragrande maggioranza dei bresciani che per convinzione o anche solo per curiosità oggi avrebbero riempito lo stadio «Gino Corioni».
E che dire poi dell’Ospitaletto: la società dei presidenti Taini e Musso si ritrova nella categoria dei cornuti e mazziati. Ma c’è il campo. Ma si gioca. E allora, ancorché dimezzato, derby sia. Con i suoi contenuti calcistici. Quelli che nei giorni scorsi sono rimasti sullo sfondo, superati dallo spiacevole contorno. Alla fine di tutto però tocca sempre alle squadre e ai loro obiettivi prendere il sopravvento e far dimenticare tutto a tutti.
Punti di partenza
Nel caso poi di Ospitaletto-Union Brescia – appuntamento dal vivo solo per gli ospitalettesi (la tribuna, 900 spettatori, ancora non è sold out) – sia gli orange che i biancoblù hanno pure da far scordare le loro ultime uscite. La squadra di Quaresmini s’è dovuta leccare le ferite dopo aver toppato – non solo nel risultato, ma per una volta anche nell’interpretazione – la trasferta di Trento. Quella di Diana, ancora fuma per l’incredibile harakiri casalingo contro l’Alcione.
Dunque, ci sono reduci da una sconfitta di qua e reduci da una sconfitta di là: ma è indubbio che i ko abbiano impattato in maniera differente sia mentalmente che in classifica. Assorbibile quella capitata all’Ospi, segnante quella rimediata da un Brescia che oltre ad essersi vista nuovamente fragile in casa propria, ha visto anche la capolista Vicenza lanciarsi nella prima vera fuga stagionale. È chiara la missione odierna dell’Union: evitare perlomeno che quel +8 assuma proporzioni ancor più ingombranti in attesa di arrivare al regolamento di conti diretto in programma domenica prossima. È altrettanto chiaro perciò su chi oggi è doppiamente riversata la pressione.
Gli orange
Dall’altra parte un Ospitaletto impegnato sul fronte di una lotta salvezza che lo vede capace di stare in battaglia in maniera molto più che dignitosa. Proprio come suggerisce una classifica in linea e forse anche qualcosa di più dentro un percorso a base di consapevolezza di essere alle prime armi su tutti i fronti. Tale consapevolezza vede ogni componente orange allineata sul fronte di umiltà e testa bassa: atteggiamento che sta pagando. Le risorse sono tutte incanalate in un’unica direzione e all’insegna di una lucidità che ha portato presto a rendersi conto che le buone prestazioni del primissimo scorcio di campionato non bastavano da sole per portare a casa i punti.
Bisognava aggiungere qualcosa in più nello spirito e nella praticità. Di lezione in lezione, i ragazzi di Quaresmini, che oggi si possono concedere di avere la testa più sgombra dell’avversaria, hanno saputo attrezzarsi fino a diventare una squadra che ha capito che tutto passa solo dal sacrificio e dalla capacità di essere molto quadrati senza paura né vergogna di cercare di vivere sull’errore altrui. Con la capacità poi di ripartire sfruttando la velocità e il dinamismo di un reparto avanzato interessante e «svolazzante»: punto di forza Marco Bertoli, già autore di 5 centri. Uno in più dei cannonieri di squadra del Brescia Maistrello e Di Molfetta.
I biancazzurri
E arriviamo allora alle solite note dolenti bresciane con l’Union che rispetto a una settimana fa con l’Alcione là davanti recupera proprio «Di Mo» e insperatamente pure Giani, ma perde una freccia come Vesentini. Non se ne esce, ma si guarda avanti con la testa a non farsi cogliere in castagna da un Ospi che ha soluzioni anche su palla inattiva e che per contro può essere messa in difficoltà su centrali di difesa non troppo dinamici oltre che puntando a non dare punti di riferimento.
Quello odierno, per la squadra di Diana, sarà anche un test psico attitudinale: ovvero buono per capire se e quanto un gruppo continuamente messo alla prova da defezioni e necessità di serrare i ranghi, riesce comunque a conservare un serbatoio di forza mentale per reagire. Che derby sia. Un derby che comunque è storia.
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