Per fortuna c’è il campo. Per fortuna si gioca. E in qualche modo tutto sarà alle spalle. Quel «tutto» sarà destinato a rimanere nella memoria e negli almanacchi del calcio bresciano, però alle spalle. Il conto alla rovescia per arrivare a un derby che alla fine di romantico avrà solo il quadro senza la cornice, è stato scandito da ordini, contrordini, polemiche e un carico dal peso indefinito di frustrazione, imbarazzi, amarezza, rabbia e un profondo senso d’ingiustizia per l’immeritata punizione inflitta alla stragrande maggioranza dei bresciani che per convinzione o anche solo per curiosità oggi avrebbero riempito lo stadio «Gino Corioni».
E che dire poi dell’Ospitaletto: la società dei presidenti Taini e Musso si ritrova nella categoria dei cornuti e mazziati. Ma c’è il campo. Ma si gioca. E allora, ancorché dimezzato, derby sia. Con i suoi contenuti calcistici. Quelli che nei giorni scorsi sono rimasti sullo sfondo, superati dallo spiacevole contorno. Alla fine di tutto però tocca sempre alle squadre e ai loro obiettivi prendere il sopravvento e far dimenticare tutto a tutti.




