Borrelli castiga il Cittadella: per il Brescia una vittoria d’oro

Vivi. E in corsa. In fuga da se stessi per ritrovare se stessi. Ed è nel giorno peggiore – quindi il migliore –, sul campo peggiore – quindi il migliore – che il Brescia resiste a tensioni di ogni tipo, anche quelle inimmaginabili, ma soprattutto al «maledetto» Cittadella. Battuto, stavolta sì – è tutto vero – a domicilio dentro il più classico dei «mors tua vita mea». A soccombere sono stati gli uomini di Dal Canto, quasi condannati alla serie C. Ma in questa stessa situazione ci sarebbe potuto benissimo essere il Brescia.
Avvio posticipato
Presente la legge di Murphy? Quella che se tutto va male può andare anche peggio? Ecco: i risultati di giornata avevano detto tutti male, oltre ogni logica. Sicché, se alla vigilia anche un pari non sarebbe stato da disprezzare in una ipotetica tabella di marcia della disperazione, la vittoria era diventata un imperativo all’ora d’inizio della partita del Tombolato, le 17.15. Che poi sono diventate le 18.26: un calcio d’avvio posticipato di oltre un’ora per una doppia emergenza medica che per soccorrere due tifosi del Cittadella, ha richiesto persino l’intervento dell’elisoccorso dopo che era stato necessario rianimare con un intervento salvavita un signore vittima di un infarto: per fortuna sia questo spettatore che l’altro, che si è accasciato a causa di una semplice disidratazione, stanno bene.
L’abbraccio
Da tutto questo peso, tanto sportivo quanto umano, nelle teste e nel cuore, il Brescia ha saputo riprendersi come meglio nessuno avrebbe osato sperare volando a quota 38 – sest’ultimo, ma a pari punti della Reggiana che è dietro per differenza reti – grazie a una frustata di testa, in mezzo a due, di Borrelli su cross pennellato di Bisoli. Tutto bello: al pari di una cornice di 1.500 straordinari tifosi con i quali la squadra ha stretto una sorta di ideale «patto per la salvezza» e oltre al saluto finale, Bisoli & C. avevano fatto un viaggio sotto il settore ospiti anche nel pre partita. Un inedito. Tutto bello: anche l’abbraccio a Maran che Borelli «ha puntato» come primo destinatario della condivisione della gioia per il sesto timbro – il più importante – stagionale.
Carica

Maran (in silenzio dopo la gara) che durante il riscaldamento – anche questa scena inusuale – aveva caricato la squadra, scagliando al centro del gruppo un pallone che aveva sotto braccio. Un segnale della serie «andiamo a prenderci quello che è nostro». Tutto bello: il gol, l’abbraccio della gente, la condivisione collettiva, ma anche e soprattutto una prestazione a tutto tondo. Con Borrelli trascinatore in tutti i modi e in tutti i luoghi – nelle due fasi – fino a non averne più, Galazzi gran maestro di fantasia e sostanza, Bisoli nei panni di… Bisoli. Ma nessuno ha steccato dentro un piano partita costruito sul ritrovato 4-3-1-2 con Cistana escluso eccellente.
Solidità e sofferenza
Una scelta rischiosissima quella di mettere Calvani al fianco di Adorni: la decisione ha pagato, dietro la squadra non ha quasi mai corso pericoli. Se non nel solito finale in apnea tra una murata difensiva su conclusione di Voltan, un’occasione di Rabbi (incrocio dei pali) e un intervento di Bisoli sullo stesso Rabbi in piena area: il buon Pezzuto ha visto bene concedendo una punizione per le rondinelle. La cui unica pecca, in una partita sempre tenuta per mano, è stata quella di non riuscire a chiudere i conti (miglior fortuna avrebbe meritato un tiro a giro di Galazzi, poi ci sono stati più presupposti per far male che vere occasioni) consegnandosi appunto a quella sofferenza che alla fine ha fatto sciogliere molti in lacrime liberatorie. È stato un Brescia all’altezza, persino «sgamato», capace di gestire i tempi, di «tirarla anche in lunga» in certi momenti per respirare, per impedire agli avversari di andare in ritmo. E viene da chiedersi: dov’eri Brescia in altre partite bivio? Ci penseremo. L’importante sarà ritrovare la squadra di Cittadella al Rigamonti domenica contro la Juve Stabia. Vivi. E in corsa.
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