Castagnini: «Nessuno voleva il Brescia, Cellino l’avrebbe regalato»

Ha seguito il ritmo vorticoso degli eventi dalla sua Toscana. Renzo Castagnini è stato il direttore sportivo dell’ultimo Brescia di Massimo Cellino: «La sensazione che avevo era di un presidente stanco, e che non ci fossero trattative in corso».
Quindi sostiene che nessuno stesse provando a comprare il Brescia?
«È così, Cellino avrebbe regalato il club pur di liberarsene. Lo dico con certezza, l’ha riferito più volte in mia presenza».
Come si spiegano, allora, le voci circolate in queste settimane?
«Questo non lo posso sapere. Ma quello che dico è la verità. Negli ultimi mesi non si è fatto avanti nessuno, lo assicuro».
Lei in queste settimane ha scelto di allontanarsi da Brescia.
«Perché non c’era nulla da fare, molto semplicemente. Se non aspettare le evoluzioni».

Ha provato a far desistere Cellino?
«Certo. L’ho invitato ad andare avanti, a non mollare. Ci siamo sentiti, gli ho detto quello che pensavo. Ma i soldi li metteva lui, e dunque era l’unico a poter decidere. Lo contestano da due anni, è normale che uno si possa stancare. Non lo giustifico, né lo giudico. Siamo ovviamente dispiaciuti per questo epilogo».
Le ha spiegato le ragioni della sua decisione?
«È stanco. Dal punto di vista imprenditoriale ne sa più di me, non posso dargli consigli. Se ha preso una decisione come questa l’ha fatto valutando tutti i rischi che può comportare. Era stufo di essere il bersaglio della contestazione dei tifosi, della quale peraltro non voglio entrare nel merito. Mi dispiace, perché sul campo avevamo conquistato una bella salvezza, per come si erano messe le cose».
Lei si attribuisce delle colpe?
«Si poteva fare di più, abbiamo commesso degli errori durante il campionato. Ma ora è inutile parlarne: l’obiettivo minimo era stato raggiunto».
E rispetto alle ultime settimane?
«Non nego di aver sbagliato durante la stagione, come tutti: allenatore e giocatori. La squadra aveva valori superiori a quelli di una salvezza all’ultima giornata. Per il resto, no: non ho nulla da rimproverarmi, sento di avere la coscienza a posto, e di aver dato tutto quello che potevo dare».
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