Quando Sandro Tonali andava al San Filippo in autobus

«Se bisogna piangere, meglio farlo sul sedile di una Rolls Royce che su quello di un vagone del metrò». Perla di saggezza, oggi aforisma, attribuito a Marylin Monroe. E parafrasabile per Sandro Tonali che oggi sul sedile non di una Rolls, ma della Ferrari gialla che si è regalato può meritatamente ridere (dopo aver sofferto per i propri errori che ha ammesso, rielaborato e pagato). «Sandrino», 26 anni il prossimo 8 maggio, è un giocatore di Premier League da 8 milioni di euro l’anno e chi lo vuole – e lo vogliono le squadre più forti del campionato più forte del mondo – sa che il Newcastle ha fissato il prezzo a 100 milioni di euro.
Ma Sandrino è anche uno dei pochi (se non l’unico) leader della Nazionale italiana che giovedì sera con un gol a stappare la paura e a far scappare i mostri oltre a un assist, ha trascinato gli azzurri a giocarsi l’ultimo atto per la qualificazione ai Mondiali che ci mancano da 12 anni.
La partenza dal convitto di Mompiano
Questo è il presente, ma Tonali prima di arrivare al volante di una Ferrari e di essere caricato del peso del sogno calcistico di un Paese, è stato un ragazzino che ha sognato dai sedili non di un metrò, ma di un autobus. Quello che tutti i giorni, salvo qualche passaggio in auto di compagni e amici, ha preso per percorrere il tragitto andata e ritorno dal convitto di Mompiano al san Filippo dove il fu Brescia calcio aveva rispettivamente fissato la sede della club house e degli allenamenti.
Il passato bresciano di Sandro, non è qualcosa da estrarre dagli archivi per poi dover soffiar via la polvere. Sembra trascorsa un’eternità e in effetti – nel calcio il tempo scorre più veloce – così è: ma quello tra Tonali e la Leonessa è un rapporto vivo ed è ormai un affare di famiglia. Oltre al fatto che attorno alla matricola del Brescia calcio, a rischio fallimento, Cellino ha scatenato una battaglia sotterranea per cercare di ottenere i crediti in pancia al vecchio club e che ruotano tutti attorno al nome di Sandro che nel passaggio dal Milan al Newcastle ha fatto maturare 800.000 euro di valorizzazione.
La scoperta, gli inizi, il matrimonio e il piccolo Leonardo

Tornando alle vicende umane, il ragazzo di Lodi, con la storica fidanzata bresciana Giulia Pastore ha creato il suo micro-macro cosmo: i due si sono sposati nel luglio di un anno fa (tra gli invitati anche tanti ex compagni ai tempi del Brescia), hanno messo al mondo Leonardo nel gennaio scorso e in Franciacorta hanno acquistato la casa che sarà il loro punto di riferimento a prescindere da dove la carriera porterà Sandro.
Uno che va di fretta, sempre. Uno che ha bruciato le tappe. Uno che abbiamo visto arrivare riconoscendolo tra tanti: perché nel mucchio, Tonali si è sempre distinto: questione di aura. Di caratteristiche tecniche e fisiche, certo. Ma anche di modi, di carattere, di capelli portati lunghi e nerissimi. Di testa alta e sfrontatezza. Di postura da grande anche quando era piccolino. Era diverso da chiunque: per questo l’ex centrocampista bresciano Sergio Volpi lo segnalò al Brescia che era ancora di Corioni quando si trattò di poter pescare nel bacino dei ragazzini che si sarebbero svincolati dal Piacenza in fallimento. A 12 anni, «Tonalino» divenne rondinella.
La trafila nelle giovanili e l’esordio ad Avellino

Percorso netto nelle giovanili, giocando sempre sotto età, fino alla Primavera. L’anticamera della prima squadra alla quale nella stagione 2017-2018 venne sostanzialmente aggregato. In serie B – allenatore Roberto Boscaglia – esordì (col 34 come numero di maglia) praticamente subito. Precisamente il 26 agosto in una partita che ad Avellino il Brescia perse 2-1 (gol di Caracciolo su rigore, poi la rimonta irpina con Castaldo e Ardemagni): Sandro subentrò al 24’ della ripresa al posto di Cortesi. L’impatto fu ottimo, ma praticamente subito Tonali sparì dai radar. Il Brescia lo mise sottocoperta, facendolo tornare in Primavera (allenatore Roberto Baronio), per un semplice motivo: non aveva ancora firmato un contratto da professionista e metterlo in mostra poteva significare fargli mettere subito gli occhi addosso da una big vedendoselo sfilare da sotto il naso. Il potenziale di Sandro, che ricomparse in scena a gennaio a contratto firmato, fu subito ben chiaro a tutti.

Dai gol alla Nazionale: le prime volte tutte col Brescia
«Il gol con l’Irlanda del Nord è stato il più importante della mia carriera» ha dichiarato Tonali giovedì sera. La perla più preziosa tra le reti fin qui messe a segno con la rassegna personale che tra i professionisti iniziò ufficialmente il 28 aprile del 2018: firmò il momentaneo 1-1 nella partita poi persa 4-2 in casa della Salernitana. Quella tribolatissima stagione (la prima con Cellino patròn: ci furono 4 cambi di guida tecnica) per Sandro si concluse con 19 presenze, 2 reti e il riconoscimento di miglior giovane della serie B. Riconoscimento che conquistò anche l’anno successivo, quando fu protagonista totale della promozione in serie A arrivata con Eugenio Corini (subentrato a David Suazo) alla guida.

Fu un’annata memorabile da 34 presenze e tre reti, ma anche da prima convocazione in Nazionale: varcò per la prima volta la soglia di Coverciano il 9 novembre del 2018 (anche se poi l’esordio sul campo sarebbe arrivato quasi un anno dopo, il 15 ottobre del 2019 in una gara di qualificazione agli Europei). Tonali, che seguimmo nella fase del raduno, era emozionatissimo e proprio a Corini – al quale è rimasto legatissimo – dedicò quel momento così speciale.

Naturalmente Sandro fu il perno anche del Brescia che nella sciagurata stagione 2019-2020, segnata dalla pandemia, disputò la serie A. Fu un’annata disastrata in tutto per tutto che si concluse con una umiliante retrocessione e con i primi segnali del declino celliniano. Tutto ciò non impedì comunque a Tonali di brillare e di incasellare 35 presenze condite anche dal suo primo gol nella massima serie: a Genova, col Genoa, segnò su punizione in una gara poi persa 3-1.

Il passaggio al Milan e l'affare del Brescia
Quell’annata, valse a Sandro il passaggio al Milan, la sua squadra del cuore. Il Brescia lo cedette ai rossoneri in prestito oneroso a 10 milioni di euro con diritto di riscatto a 15 milioni più bonus per altri 10 milioni. Una plusvalenza, sulla carta, da 35 milioni. Non andò così perché la prima annata rossonera di Tonali fu deludente e a fine stagione i due club rinegoziarono l’operazione. Alla fine, al Brescia andarono «solo» 6 milioni e 900.000 mila euro più la proprietà del fantasista del 2001 Giacomo Olzer più qualche premio sulla rivendita. Sebbene ridimensionato, fu comunque un grande affare. Da libro di storia.
È cominciato tutto qui e così: e il ragazzo che sognava dal sedile di un autobus, ora si è preso carico della responsabilità di un sogno e di riportare gli italiani a gioire, soffrire, organizzare pizzate e grigliate dentro la Rolls Royce del calcio: i Mondiali.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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