Prima di Roberto Baggio, prima di Gica Hagi, il numero 10 a Brescia è stato Pasquale Iachini. Tre stagioni in biancazzurro, due di serie B e una di serie A a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta (dal 1978 al 1981), ma soprattutto la capacità di entrare nel cuore dei tifosi. Ieri si è collegato dalla sua Riccione con Fabrizio Valli all’interno della Linea Diretta, la trasmissione di Teletutto e Radio Bresciasette in onda dal lunedì al venerdì alle 13.05.
Ricordi in biancazzurro
Oggi guarda il calcio con occhio distaccato, allena una squadra femminile («Avventura formativa bellissima») e ripensa alla sua esperienza con le rondinelle tra felicità e rimpianto. «Per me sono stati tre anni bellissimi, perché ho potuto conoscere Brescia a 360 gradi, anche fuori dal campo, incontrando persone fantastiche. Venivo dal Como, dopo una discreta stagione in serie A e due di B che furono un calvario per un infortunio al ginocchio. Al Brescia sarò sempre grato perché sono rinato come calciatore».
Primo anno di B da rodaggio, poi con Gigi Simoni la cavalcata verso la serie A rimasta epica. «Partimmo male, ma proprio male, tre punti in sette partite. Ricordo come se fosse oggi il presidente Sergio Saleri entrare in spogliatoio e dire: “Guardate che piuttosto che cambiare allenatore mando via tutti voi”. Fu una botta, ma in senso positivo. Il derby vinto in casa con l’Atalanta e a dicembre il colpo a Matera col gol di Penzo furono i due momenti della svolta nel girone di andata. Al ritorno poi diventammo inarrestabili, con Simoni col cappotto fino a metà maggio tanto era superstizioso».
Quei calcoli errati
Promozione in serie A, ma con l’addio a Simoni. «Fu una sua scelta, perché il Genoa gli apparecchiò una squadra per rifare un’altra promozione in A. Quell’anno fu strano, retrocedere per la differenza reti atroce. Ma il peccato non fu tanto lo 0-0 ad Ascoli, quanto l’aver vinto una settimana prima solo 1-0 in casa col Como. Bastava fare i calcoli giusti e segnare una rete in più in una gara dominata dal primo al novantesimo. Ma in quella stagione vincemmo solo 4 partite, due in casa e due in trasferta».
Giocatore particolare Iachini, «una sorta di mezza punta, per dirla come allora – racconta oggi –. Mi piaceva crossare, mettere il compagno in porta, ma ricordo ancora i rimproveri di Simoni: “Ma perché non rientri sul destro e tiri in porta!”».
La spinta dalla Romagna
Se pensa al calcio di oggi, vede in Politano il giocatore che più gli somiglia e sogna di vedere l’Union Brescia in una categoria diversa. «Con tutto il rispetto, ma con la serie C questa città, questi tifosi, non c’entrano nulla. C’è una regola che però vale oggi come ai miei tempi: non basta avere la squadra forte per essere promossi, perché poi devi dare tutto quello che hai in campo».




