Gigi Maifredi: «Bella lotta per la Champions, Como rivoluzionario»

Lo scudetto piuttosto saldamente nella mani dell’Inter, «anche se il calcio non è una scienza esatta, e se lo fosse tutti farebbero milioni con le schedine», scherza Gigi Maifredi.
Allenatore dal 1976 al 2013, anche del Brescia, ma capace di toccare i punti di maggiore visibilità tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio dei Novanta tra Bologna e Juventus, il logratese - che il prossimo 20 aprile compirà 79 anni -, prova a fare le carte al campionato di serie A, a nove giornate dal termine.
Da rivoluzionario del calcio quale è stato, non può che soffermarsi sul Como. Una «sorpresa» (i lariani allenati da Fabregas sono quarti, in zona Champions, con 54 punti), ma fino a un certo punto.

Creatività
Possono essere considerati, data la storia delle piazze, a grandi linee non troppo dissimile, «la nuova Atalanta»? La provinciale extra-rafforzata che se la gioca con le corazzate storiche del pallone tricolore? Maifredi non è d’accordo. «L’Atalanta gioca all’italiana, incentrandosi su marcatura a uomo e forza fisica. Al Como funziona diversamente, alla spagnola. Fabregas, in estate, ha rifiutato l’offerta dell’Inter perché ha ricevuto dalla società le garanzie che voleva a livello di costruzione della squadra. È praticamente l’unica che accetta l’uno contro uno in difesa. In Italia si è passati dal libero alla zona, per arrivare a un sistema di raddoppi e contromisure per prevenire l’errore del marcatore. Inoltre, Fabregas dispone la formazione in ampiezza e ogni elemento è capace di rendere giocabili anche i palloni meno facili da addomesticare».
A livello ambientale, «il Como, al momento, è un’oasi - prosegue -. La squadra ha iniziato senza eccessive pressioni. Poi, quando ha dimostrato di saper giocare a livello molto alto, ha fatto capire di poter accettare questa sfida, senza tremare».
Tornando alla lotta scudetto, l’ex allenatore vede il titolo nelle mani dell’Inter. «Sarà molto più interessante la lotta per il secondo, terzo e quarto posto». Al momento la classifica dice Milan a 60 punti, Napoli a 59, Como a 54. Poi, più sotto, Juventus a 53 e Roma a 51.
Derby
Si ritiene che il Milan abbia leggermente riaperto la lotta al tricolore battendo l’Inter nel derby, e poi l’abbia in qualche modo «richiusa» con il ko di Roma contro la Lazio di domenica scorsa... «I rossoneri non erano considerati all’altezza né dei cugini nerazzurri né del Napoli. L’obiettivo era di tornare nell’Europa che conta e la squadra è assolutamente in linea con questo target - sottolinea ancora Maifredi -. Per quanto riguarda il derby... Ha certamente un significato, ma è anche quel tipo di partita che a volte viene vinta dalla squadra più motivata. Nel complesso, nel proprio ottimo cammino, il Milan ha ottenuto successi non proponendo sempre prestazioni convincenti».
Tattica
Adesso, però, sembra che l’allenatore Allegri e la star Leao siano ai ferri corti. E che uno dei due sia destinato a non restare. «A mio avviso il portoghese è un fuoriclasse inespresso - afferma il logratese -. Nel senso che sa fare cose che la stragrande maggioranza dei colleghi non è in grado di replicare. Eppure, al Milan, al di là dello scudetto vinto nella stagione 2021-2022, non ha del tutto convinto. Poi, a mio avviso, non è una prima punta. Gioca un po’ fuori ruolo. Si esprime meglio dietro gli attaccanti o da esterno». Discorso simile per Fofana, stavolta per quanto concerne il centrocampo, e per la coesistenza con Modric.
Resta comunque un’opinione abbastanza diffusa che proprio l’allenatore del «corto muso» sia il valore aggiunto del Diavolo. «Allegri è un vincente - concorda Maifredi -. Non so quanto sia un grande costruttore di squadre, ma è un tecnico che sa come si vince e come si centrano gli obiettivi».
Il fallimento delle italiane in Champions League «non mi stupisce affatto - conclude il bresciano -. La Nazionale azzurra non partecipa a un Mondiale da troppe edizioni. Il nostro campionato non è né il primo, né il secondo, né il terzo o il quarto d’Europa. Anche a livello di club, ormai, navighiamo nella normalità».
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