Juve: la linea di Arrivabene e il gioco dei contratti

Il manager bresciano della Juventus ha un ruolo chiave nel rinnovo di Dybala
Dirigenza Juve: da sinistra Nedved, Agnelli, il bresciano Arrivabene e Cherubini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Dirigenza Juve: da sinistra Nedved, Agnelli, il bresciano Arrivabene e Cherubini - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Chi segue Calcio&Pepe sa che chi scrive non è appassionato di calciomercato. Soprattutto nella sua finestra invernale. Ne scrivo questa volta perché mi pare sia in atto un profondo cambiamento nel rapporto tra società e giocatori. L’innesco della riflessione è la posizione, non in campo, di Paulo Dybala. Il giocatore della Juventus al 30 giugno potrebbe lasciare i bianconeri senza portare alle casse sociali nemmeno un euro e già dall’1 febbraio sarà (sarebbe) libero di firmare un contratto con un’altra società. Scenario impensabile fino a poche settimane fa, ora invece tutt’altro che improbabile.

Qualcosa è dunque cambiato? Non necessariamente. Però sotto l’acqua cheta delle dichiarazioni pubbliche improntate al solito alla massima fiducia in una soluzione di mutua soddisfazione tra le parti si nasconde un doppio tormento. Il primo è della società. La Juventus ha da qualche mese un nuovo amministratore delegato, Maurizio Arrivabene, e la sua figura sta inesorabilmente e necessariamente prendendo lo spazio che lo standing del manager bresciano merita. La linea di Arrivabene è apparsa subito chiara, improntata al massimo rigore nella tenuta dei conti (la Juventus ha dovuto recentemente ricapitalizzare per 400 milioni di euro e queste non sono passeggiate di salute) e nel tentativo, non semplice ma necessario, di riportare la società al centro del ring. Una posizione che negli ultimi anni i giocatori, abilmente sostenuti dai loro procuratori, avevano sbilanciato nettamente a loro favore.

Dybala dal canto suo una volta andato via Cristiano Ronaldo ha pensato fosse il momento di siglare il rinnovo più importante della sua carriera. Quello con consegna delle chiavi di casa e investitura ufficiale per una centralità mai realmente avuta. Dybala non ha ancora 30 anni (novembre 1993) e un ricco triennale per lui sarebbe quello della consacrazione. La Juventus pensa lo stesso? Forse non del tutto e forse non più, soprattutto non a cifre che andrebbero a zavorrare pesantemente i prossimi 3 bilanci. Esiste poi un retropensiero, legittimo, sulla tenuta fisica del giocatore, molto spesso ai box per problemi muscolari. In tutto questo si è inserito il carotaggio di Marotta, sempre attento a sfruttare possibili blitz e certamente non insensibile al fatto di poter sottrarre un giocatore importante ai suoi antichi datori di lavoro. Potrebbe essere anche solo una manovra di disturbo, che andrebbe a forzare la Juve ad una mossa che forse la Real Casa non è così convinta di fare. In generale l’arrivo a scadenza di tanti giocatori di peso è un segnale chiarissimo di un tentativo, più che mai necessario, delle società di uscire dalla trappola nella quale si sono infilate per la gioia dei procuratori e dei calciatori.

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