Il Brescia fai da te alla prova derby, a caccia di un segnale e di un allenatore

Oggi tocca alla squadra. Da domani, o nel giro di qualche giorno, toccherà a qualcun altro. A chi, è ancora un gran bel punto di domanda. Ma nel frattempo, sì: oggi tocca alla squadra dimostrare qualcosa, darsi la scossa e provare a rimettere in circolo quel sangue che è mancato nelle ultime prove all’insegna di aurea mediocrità, ma soprattutto di quattro sconfitte di fila che sono costate il posto in anticipo a Daniele Gastaldello. Facendo crollare il fragile castelletto di illusioni costruito sopra la solita base di delusioni: è bastato il soffio dei primi venti di difficoltà per smascherare tutta la debolezza del Brescia, a partire dall’alto, e per far uscire tutta la polvere da sotto il tappeto. E per riaprire anche il cassetto senza fondo delle cellinate.
Senza strategia
Per il dopo Gastaldello, verificatosi prima del previsto, ma che era previsto si sarebbe verificato, non c’era una strategia pronta. E se questo da un lato testimonia che sul serio Massimo Cellino riponeva fiducia nel tecnico, dall’altro tale mancanza ha esposto il Brescia all’ennesima pessima figura rimediata con il dietrofront sul nome di Stefano Vecchi. Che non era probabilmente convinto fino in fondo di accettare la sfida Brescia così come in fondo il Brescia stesso (Cellino) non era così convinto di puntare su di lui. Probabilmente è stato meglio così dato che i presupposti sarebbero stati pressoché inesistenti. Ma intanto, appunto, che figuraccia.
Oggi c'è la Cremonese
L’ennesimo colpo brutto sull’esterno e il cui risultato è quello di arrivare al derby odierno contro la lanciatissima Cremonese con la squadra che se la deve, fondamentalmente, cavare da sola.
Con quello che sa, con gli strumenti che ha, con il cuore e le risorse che possiede. Luca Belingheri, l’allenatore della Primavera nei panni di traghettatore, potrà senza dubbio aiutare trasmettendo anche la sua carica e le sue motivazioni personali - una prima da capo tecnico al Rigamonti peraltro contro la squadra per cui ha giocato e dove ha iniziato ad allenare non capita tutti giorni -, mantenendo lucidità e cercando di dimostrare di avere già l’occhio da allenatore «vero». Nel corso di una partita preparata inevitabilmente «d’ufficio» in base alle indicazioni societarie dato che Belingheri fino a due giorni fa non ha vissuto la squadra dall’interno.
E non è un caso che il suo vice sarà... il direttore sportivo Renzo Castagnini. Più che la mano, diciamo allora che si vedranno il polso e il piglio di Belingheri del quale potrà essere misurata l’attitudine con vista sul futuro. Ma non eventualmente sul presente perché salvo il fatto che il suo incarico si possa prolungare di qualche giorno, e salvo il fatto che come non smettiamo mai di scoprire con Cellino è sempre tutto possibile, il Brescia non ha nella testa, nemmeno in caso di vittoria oggi, l’intenzione di affidargli la panchina per la stagione. E questo perché se a Gastaldello è stata imputata soprattutto l’inesperienza tecnica, sarebbe un ulteriore controsenso.
D’Angelo: ripartenza e stop
Non a caso, riprendendo il giro dei colloqui e dei sondaggi, il Brescia era tornato su quella che sin da subito era stata l’opzione numero uno, Luca D’Angelo. Colui che Cellino aveva chiamato nell’immediato dopo Palermo e colui col quale Cellino aveva parlato in estate e anche la passata stagione. Se già nel corso della stessa notte l’ipotesi era stata messa da parte per i costi e perché D’Angelo aveva detto nel caso di intesa di voler iniziare da dopo la Cremonese, ieri la strada si era riaperta con ottimismo.
Si era iniziato a ragionare a tavolino di cifre e condizioni a 360°. Ma le parti si sarebbero alla fine allontanate su tutto, a partire dalle richieste del tecnico: oltre 200.000 euro per questa stagione, oltre 350.000 euro per la prossima. Più premi. Più i costi dello staff. Non c’è stato margine e così a ieri sera l’opzione risultava sfumata e anche dall’entourage dell’allenatore, dopo il rifiuto di una controproposta del club, confermavano una chiusura.
E ora?
Lucarelli andrà a Catania, Venturato non viene per ora considerato e Mignani si è chiamato fuori. Non è chiaro - sempre che nella notte non sia accaduto qualcosa - dove ora il Brescia andrà a parare. Di certo c’è da trovare il modo di provare a tamponare la crisi con la squadra che stasera rischia di ritrovarsi solo un punto sopra i play out. Immaginarsi la gara di oggi è come immaginare di scalare una montagna alta alta: in un Rigamonti che perlomeno non sarà accomodante contro una Cremonese alla quale Stroppa subentrato in corsa ha trovato il giusto vestito e che viene - è la prima volta in stagione che il Brescia si trova ad affrontare una squadra in salute - da tre vittorie di fila. Oggi sì: le responsabilità «morali» sono tutte della squadra.
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