Del Brescia che sarà finora sappiamo poche cose. Che si partirà da una base formata dai vari - per dire i principali e lasciando fuori gli uomini mercato Joronen e Cistana - Andrenacci, Mangraviti, Papetti, Adorni, Karacic, Huard, Van de Looi, Bisoli, Bertagnoli, Moreo, Ayé, Bianchi sopra alla quale innestare elementi che allo stesso tempo garantiscano l’abbassamento dell’età media oltre che dei costi del monte stipendi cercando di incrementare il tasso di patrimonializzazione dopo la strategia dei prestiti a riscatto sulla quale Cellino puntò la passata stagione in una specie di formula del «pagherò» che si sarebbe compiuta solo in caso di serie A.
Ripartenza
In un certo senso, si ricomincia daccapo e il confine tra ridimensionamento, anche delle ambizioni, e progettazione, cercando di fare un percorso «più largo» per puntare comunque alla serie A senza però partecipare alla corsa del chi spenderà di più che può innescarsi in questo mercato, è davvero molto sottile: starà a Massimo Cellino spiegare o, in alternativa, raccontare attraverso i fatti di avere le idee chiare. E i fatti naturalmente non potranno che essere quelli del mercato. Fino a qui condotto tenendo coperte tutte le carte a parte la chiusura per Vincenzo Garofalo, un centrocampista che si prospetta come una specie di Bisoli 2.0. Là in mezzo, Pep Clotet, che ama il calcio di «fino», avrà bisogno di piedi buoni. Quelli che ha Nicholas Galazzi che arriverà dal Venezia se Joronen andrà in Laguna.




