Da Brescia ai palcoscenici mondiali del freestyle, passando per i social e i campi da calcio di tutta Italia. Gunther Celli è uno dei volti più conosciuti dello street soccer e dello sviluppo tecnico individuale. Bresciano, classe 1989, allenatore privato specializzato nel lavoro uno contro uno, è stato campione italiano skill 1 vs 1 e ha raggiunto il terzo posto mondiale nel calcio freestyle.
Numeri importanti anche sui social: oltre 57mila follower su Instagram, circa 250mila su TikTok e un ruolo centrale all’interno di Footwork Italia, il canale YouTube che supera i 445mila iscritti. Una crescita nata dal web, ma costruita soprattutto con anni di lavoro, viaggi, allenamenti e sacrifici.
Dall’influenza degli spot Nike ai mondiali Red Bull

«Nasco nell’epoca in cui stava partendo YouTube. Non esistevano i social di adesso. Su quella piattaforma ho iniziato a pubblicare i miei video, le mie capacità nel freestyle e a confrontarmi con ragazzi di tutto il mondo che avevano la mia stessa passione. Nasce tutto da lì e dall’influenza dei celebri spot Nike, dal “Joga Bonito” alla famosa gabbia».
Da una semplice passione nasce così una professione vera e propria. «I brand hanno iniziato a chiamarmi, poi sono arrivate le gare e i campionati. Con Red Bull ho girato il mondo rappresentando l’Italia ai mondiali dopo aver vinto le qualificazioni italiane». Celli ha conquistato due terzi posti mondiali, sia in Italia sia in Repubblica Ceca, oltre a due titoli europei vinti in Polonia e Belgio.
I village di Inter e Juventus e Footwork
Nel tempo il suo percorso si intreccia anche con il calcio professionistico. «Ho iniziato a lavorare con squadre come Inter e Juventus. Con i nerazzurri sono andato nei village ad Abu Dhabi dove facevo performance e allenavo». Parallelamente cresce anche il progetto Footwork. «Abbiamo iniziato a organizzare camp estivi in tutta Italia. Un mix tra calcio puro, tecnica individuale, street soccer, finte, tunnel e freestyle».
Gli inizi, però, non sono stati semplici. «Era molto difficile riempire i camp e far conoscere la nostra attività. Poi ci siamo inventati un format che ci ha portato alla ribalta; andavamo nelle piazze più importanti d’Italia a sfidare la gente, fermando i passanti e giocando con loro. Da lì sono aumentati i brand che ci contattavano e i camp hanno iniziato a riempirsi sempre più».
Il lavoro quotidiano e il camp con Union Brescia
Oggi Gunther Celli continua il suo lavoro soprattutto sul campo. «Faccio allenamenti privati ai ragazzi tra Milano, Bergamo e Brescia e mi occupano tutta la giornata. Quest’anno ho allenato sulla tecnica i ragazzi delle giovanili dell’Union Brescia ogni mercoledì». Proprio con il Brescia partiranno ora i camp estivi che toccheranno diversi paesi della provincia: San Zeno, Palazzolo, Gussago, Carpenedolo e Buffalora. «Inizieranno il 9 giugno e termineranno il 12 luglio. Finito questo periodo partirò con Footwork per i camp vacanza a Forte dei Marmi, Caorle e Brentonico».
«Nel gioco c’è poca libertà di espressione»
Per chi della tecnica ha fatto il proprio marchio di fabbrica, vedere un calcio sempre più fisico e schematico lascia inevitabilmente qualche riflessione. «È un po’ nell’indole di noi italiani, se provi la giocata vieni spesso bersagliato di critiche. Siamo ancora molto retrogradi sotto questo punto di vista. Il problema è che c’è poca libertà di espressione nel gioco, privilegiando atletismo, schemi, forza e fisicità».
Secondo Celli, il rischio è frenare la crescita dei giocatori più tecnici. «Nel settore giovanile tanti sottovalutano il fatto che un ragazzo fisicamente più sviluppato abbia un vantaggio iniziale ma quando però gli altri crescono, chi si è affidato solo al fisico rischia di andare in difficoltà, perché gli altri nel frattempo hanno lavorato per colmare il gap con la tecnica».
Il limite principale, però, è soprattutto mentale. «Giochiamo tanto di schemi e di fisico. Quando poi sei costretto a fare la giocata e non hai confidenza con il pallone, manca anche la concezione mentale di poterla fare. E quindi vai in difficoltà. Il sistema calcio italiano non promuove abbastanza tecnica e creatività».
L’emozione più grande
Tra i tanti successi conquistati, il ricordo più intenso non coincide necessariamente con il trofeo più importante. «Mi sono avvicinato al freestyle allenandomi con un ragazzo molto più talentuoso di me, ma meno disciplinato. Lui mi aveva battuto alla prima gara italiana Red Bull diventando campione italiano». Una sconfitta che gli ha cambiato la carriera. «Da quel giorno mi è scattato qualcosa nella testa, volevo andare ai mondiali. Ho preparato quella gara per quattro anni e mi sono giocato tutto in tre minuti contro di lui».
Un momento che ancora oggi considera unico. «Non era una rivincita personale, ma racchiudere quattro anni di lavoro in tre minuti e conquistare i mondiali è stata la soddisfazione più grande». Accanto a quel ricordo resta indelebile anche il mondiale disputato a Lecce. «Davanti a 5mila persone in un anfiteatro romano che tifavano per me perché ero l’unico italiano. Un’emozione incredibile».

Il messaggio ai giovani
Infine, il consiglio ai ragazzi che sognano di fare del calcio il proprio futuro. «Va bene divertirsi, ma se vuoi arrivare davvero devi avere fame e disciplina. Chi ce la fa nel calcio è chi si sacrifica di più, chi apprende da tutti e chi si impegna ogni giorno. Se vuoi trasformarlo in un lavoro servono soprattutto rinunce e la capacità di andare oltre le difficoltà».


