È un altro pezzo del calcio bresciano che se ne va. Perché se dici Urago Mella pensi subito alla famiglia Abrami. Sarà ancora così, anche se questa è stata l’ultima stagione degli Abrami con la loro creatura: Angelo e Gianni lasciano, dopo quasi mezzo secolo.
«È dal 1976 che facevamo calcio nel nostro quartiere e dal 1994 ero presidente - dice Angelo -. Anche le cose belle finiscono, anche se sono ancora in crisi solo al pensiero. Diciamo che ho iniziato a rendermene conto solo la settimana scorsa, alla fine della cena di addio che abbiamo fatto a Villa Carpino: eravamo in 95, abbracci e pianti, ma era giusto voltare pagina».

La voce è ancora un po’ rotta dall’emozione, perché 46 anni rappresentano una vita. E anche se è vero che la vita è fatto di altro, di passioni, di amori, di affetti, è altrettanto vero che in questa cerchia rientrava pure l’Urago per gli Abrami. «Avevo già deciso a gennaio - rivela Angelo - perché stiamo invecchiando tutti. Ci fa piacere però aver lasciato il segno come tipo di società, anche se come la nostra se ne contano oramai sulle dita di una mano. L’amico Della Fiore ha lasciato il Cellatica, ora anche Verona al Gussago. Cercavamo qualcuno che vedesse ancora il calcio come lo intendiamo noi e alla fine subentrerà Massimiliano Picchioni, che era al Progetto Sport Giovani di Terza: prenderà in mano la società, c’era bisogno di fermarsi».

In questi 4 decenni e mezzo però sono state tante le soddisfazioni: «Come essere arrivati a 250 ragazzi delle giovanili, abbiamo dimostrato di non essere solo oratoriani. La cose più belle sul campo? L’accesso in Promozione (giocata 4 anni, ndr) nel 2007, perché lo cercavamo da tempo. Quell’anno fummo accolti in Loggia come primo club cittadino a riuscirci, il sindaco Corsini me lo promise: fu una grande gioia. Come il ritorno in Promozione nel 2019 conquistando la Coppa Lombardia (3-2 al Sedriano, ndr), la prima di sempre: vincitori su 172 squadre, mica paglia. Se penso che quando siamo arrivati in Prima nel ’98 già ci sembrava la A...».
E poi c’è l’orgoglio di aver mandato almeno un uomo in serie A, anzi due. «I gemelli Filippini sono di casa. Ancora vengono all’oratorio ogni tanto, hanno gli amici qui: quando fecero da noi l’addio al calcio nel 2012 fu una soddisfazione enorme». Come aver tenuto a lungo dei tecnici: «Su tutti Maurizio Ghidini, che ci portò in Prima ed è ancora responsabile delle giovanili, e Paolo Tregambe, che ci condusse in Promozione: erano dei nostri».

Cresciuti in quel campetto che rappresenta un altro orgoglio: «Il nostro fortino, lo chiamiamo la piccola Bombonera, perché rimbomba tutto tra i condomini e la chiesa. Dicono tutti che è dura giocarci perché è piccolo, ma non è vero: quelli bravi vincevano, le squadre fatte di figurine no», ricorda ancora Angelo, che col fratello ds Gianni ha costruito un piccolo sogno a due passi dal centro storico. «E all’ultima gara in casa è venuto anche il gruppo storico degli ultimi 15 anni, è stato molto bello».
Giù il sipario. L’Urago Mella va avanti, ma gli Abrami si fermano. E non si può dire che sarà la stessa cosa.




